COMPRO DUNQUE SONO

Avete mai ceduto alla tentazione, passando davanti a un negozio, di entrare senza un bisogno apparente… E ritrovarvi in strada, poco dopo, con in mano un pacchetto o una borsa?

Avete mai attraversato con il rosso pur non avendo urgenze, contagiati dalla fretta di altre persone davanti a voi?

Avete mai usato l’auto per coprire un solo chilometro di strada, quando l’obiettivo era andare in palestra per una camminata veloce sul tapis roulant?

Cosa influenza veramente i nostri comportamenti?
Potrebbe essere che non siamo esattamente esseri razionali?

Fermatevi un istante e domandatevi: quanta razionalità o se preferite, quanta irrazionalità c’è nelle decisioni che prendo?

Nel caso dell’acquisto, che siano scarpe, una maglia… poco importa. Quell’oggetto, pensandoci bene, non era nemmeno così necessario, e forse costava anche più di quello che normalmente avreste ritenuto giustificato pagare…  Cosa vi ha indotto all’acquisto?

Il cervello emotivo. L’irrazionalità.
Come?
Liberando un neurotrasmettitore, la dopamina, capace di sedurci anticipando il piacere, generando gratificazione in un tempo brevissimo: 2,5 secondi.

Occuparsi di decisioni implica anche investigare l’irrazionalità.
Un famoso pubblicitario britannico David Ogilvy sosteneva: “le persone non si rendono conto delle proprie emozioni, non dicono quello che pensano e non fanno quello che dicono”. Per dirla con parole più semplici: ognuno di noi può motivare le proprie scelte con spiegazioni più o meno razionali, ma è altamente improbabile sia in grado di riconoscere il ruolo fondamentale giocato dal suo inconscio durante il processo decisionale.

Su questa pagina condividerò le mie conoscenze ed esperienze utili per capire quali trappole si innescano nel processo di scelta, come il marketing ci illuda attraverso la manipolazione di essere “solo” eticamente persuasivo, di come l’imprevedibilità dell’agire possa trasformarsi in consapevolezza.

E chi lo sa.. magari quel paio di scarpe così accattivante alla fine lo compreremo ugualmente, ma senza rimorsi o sensi di colpa una volta che la parte razionale del nostro cervello avrà ripreso il controllo sull’emotività.

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