Può un SOFTWARE PREDIRE il CRIMINE? FORSE sì, ma non MEGLIO di un UMANO

Da anni negli Usa si usano i computer per prendere decisioni riguardo la libertà su cauzione e le condanne dei detenuti. La rigorosa e razionale logica di un algoritmo, chiamato Compas,  dovrebbe valutare, apparentemente senza i pregiudizi e le convinzioni umane, se un condannato commetterà o meno nuovi reati.

CERVELLO VS COMPUTER

Che noi umani siamo esseri perfettamente irrazionali ormai è cosa nota, ma le tecnologie di cui ci avvaliamo, sanno essere più di noi razionali e fredde quando si tratta di decidere e sanno valutare con imparzialità di giudizio?  Sono queste le domande che si sono fatti due ricercatori del Darmouth College e i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science Advances (http://advances.sciencemag.org/content/4/1/eaao5580).
Mille imputati scelti a caso da una banca dati di oltre 7 mila persone arrestate nella contea di Broward in Florida, e sottoposti al giudizio di Compas, sono stati suddivisi in venti gruppi da 50 persone. Per ogni imputato hanno creato una breve descrizione che includeva: sesso, età, condanne precedenti e capi di accusa. Poi hanno chiesto a 400 volontari di prevedere, in base alla descrizione, se un imputato sarebbe stato arrestato per un altro crimine nei due anni successivi alla sentenza.

RISULTATI DELLO STUDIO

Analizzando i risultati i due ricercatori hanno scoperto che nel 62,1 per cento dei casi i volontari avevano correttamente predetto se una persona sarebbe stata nuovamente arrestata o meno. La precisione di Compas è stata invece del 65,2 per cento, praticamente la stessa dei volontari. L’algoritmo non fa né meglio né peggio delle persone prive di particolari specializzazioni.
Tutto questo porta a dire che l’algoritmo non si discosta di molto dal giudizio umano. O per dirla in altri termini è vittima dell’irrazionalità al pari delle persone in carne ed ossa, ossia di tutti noi.
Incoraggiante? Lascio a voi la risposta.
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