RACCONTO SEMISERIO PER ASPIRANTI SCRITTORI

Ho promesso all’editore di consegnare l’editing di due manuali di qui a 5 giorni, a un docente di perfezionargli un saggio in due settimane, a una rivista scientifica di scriverle i tre articoli commissionati, quindi rivedere la struttura di alcuni e-book, completare i post di un paio di blog, preparare il testo di un corso che terrò a breve…

Per quanto sia difficile da credere, sono sempre stata in grado di concludere grandi progetti a medio e lungo termine, nei tempi previsti. A dire il vero, non so neppure io come questo avvenga. Mi siedo alla scrivania e inizio a scrivere fino a che il mio cervello mi dice “basta”, dopo 4 ore come 12. Entrando in una sorta di tranche creativa perdo il senso del tempo.

Per me, esperta di Neuroscienze, è quasi un paradosso sorprendersi. Eppure, senza alcuna apparente pianificazione, lavoro ai progetti con un ordine che potrei definire, in modo azzardato, inconscio. Qualcuno potrebbe dire frutto dell’esperienza… forse…

Tra l’altro detesto ricevere solleciti che seppur cortesissimi nella forma, sono sempre piuttosto perentori nella sostanza.

Tutto questo non lo dico per pavoneria, ma per sostenere con alcuni dati di fatto che di solito, se c’è qualcosa che devo scrivere, mi ci metto senza troppa fatica. Qualcuno mi ha detto, non troppo tempo fa, che conosco i trucchi di un mestiere  che, sebbene in forme diverse, esercito da più di trent’anni.

Non lo dite a nessuno ma scrivo da quando avevo una decina d’anni. Il primo libro di quel tempo fu un noir ambientato sui monti del Cuneese, redatto con una vecchia Olivetti regalatami dal nonno, più pesante di me, su fogli di recupero.

Per i miei estimatori, non cercate quel libro perché finì, qualche anno dopo, nel camino. E non era nemmeno terminata la legna…

EFFETTI COLLATERALI

Prima di iniziare a scrivere qualsiasi cosa, raccolgo dati, leggo, compro altri innumerevoli libri che puntualmente divoro e riordino le idee. Quindi scrivo, o meglio butto giù pensieri e idee senza rileggere se non dopo aver concluso la prima bozza. Il segreto è scrivere una pessima prima bozza e poi riscriverla con estrema cura. Consulto altri testi. Scrivo ancora. Rileggo, verifico che sia pertinente e interessante. Vado avanti. Rileggo. Cancello. Riscrivo. Rileggo. Cancello. Riscrivo. Rileggo e poi rileggo e ancora e ancora. Senza però mai buttare via ciò che ho scritto, ma salvandolo in un file dedicato (prima o poi tornerà utile). E così via, fino all’ultima parola.

Il lavoro di correzione richiede una rilettura quasi ossessiva, rasente il masochismo.  Eppure tranquillizzante, almeno per me.

Dunque per scrivere non serve solo capacità narrativa e abilità nell’uso delle parole, ma un’attenzione ai dettagli che può far sentire sola anche una monaca di clausura. Ora siete avvertiti.

Buona rilettura!

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