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SADFISHING per attirare ATTENZIONE (non solo sui Social)

C’è l’irritante tendenza, sui Social, a esagerare o falsificare le proprie difficoltà emotive, allo scopo di attirare attenzione, compassione e accaparrarsi molti più like. L’obiettivo, infatti, non è ottenere un vero supporto ma attirare attenzione.

Trend, questo, che prende il nome di sadfishing.

Il primo utilizzo noto del termine risale al 2019, in un articolo scritto da Rebecca Reid, in riferimento ai post della modella Kendall Jenner, su Instagram, riguardanti i suoi problemi di acne, in cui pubblicava immagini di sé mentre ne parlava. Il termine è stato poi ripreso dal programma Good Morning Britain, che ne ha discusso durante un’intervista.

PERCHE SI CERCANO LE PERSONE TRISTI?

A essere maggiormente inclini al sadfishing, secondo uno studio del 2023 pubblicato su BMC Psychology, sono gli adolescenti ansiosi privi di supporto sociale. I ricercatori hanno scoperto che, durante l’adolescenza, i ragazzi tendono a dedicarsi al sadfishing più frequentemente, ma questa inclinazione tende a diminuire con l’età. A differenza delle ragazze, dove la tendenza al sadfishing, aumenta con l’età.

Cercare attenzione quando si è in difficoltà è normale: tutti vogliono sentirsi notati, amati e accuditi.

Il sadfishing, invece, è l’atto di manipolare le emozioni altrui per ottenere un tornaconto personale.

Sebbene le persone provino naturalmente empatia e siano inclini a offrire aiuto quando si imbattono in post emotivamente tristi e sofferenti, scoprire che la persona finge può farle sentire ingannate e vulnerabili. Ciò può portare a una rottura della fiducia e a un senso di apatia verso future richieste di aiuto, poiché le persone ricordano la precedente manipolazione. Invece di favorire connessioni autentiche, il sadfishing crea sfiducia e distacco emotivo verso altri post simili online.

COME RICONOSCERE IL SADFISHING

Può essere difficile discernere con precisione l’autenticità o il livello di sofferenza di un post. Mentre alcuni individui possono esagerare le proprie emozioni per cercare attenzione, è altrettanto possibile che stiano realmente cercando supporto, connessione o un modo per alleviare la solitudine.

Il sadfishing non significa però solo postare quando si è tristi. È condividere contenuti emotivi pensati per attirare l’attenzione, anziché per comunicare ciò di cui si ha bisogno.

Ultimamente ho problemi di ansia. Mi piacerebbe avere consigli su libri o semplicemente sapere su non essere sola.”

Versus

A volte mi chiedo se qualcuno si accorgerebbe se scomparissi. Mi sento invisibile.”

Il primo post spiega esattamente di cosa si ha bisogno, il secondo costringe le persone a trasformarsi in detective per capire cosa non va.

I post di sadfishing forniscono informazioni sufficienti a segnalare la sofferenza. “Il giorno peggiore di sempre“, “Non ce la faccio più“, “Perché succede sempre così?”, “Non riesco a credere a quello che è appena successo“, “Non fidarti mai di nessuno“, “Questo cambia tutto“.

Questi post generano curiosità e preoccupazione e le persone si sentono spinte a chiedere informazioni per capire meglio cosa sia successo. Questo dà il controllo a chi attua il sadfishing su quanto rivelare e a chi, e trasforma il supporto emotivo in una valuta sociale.

SOCIAL E RICOMPENSE EMOTIVE

Le piattaforme sono progettate per premiare i contenuti che generano coinvolgimento, quindi, i post che suscitano curiosità o emozioni ottengono più commenti e visibilità. I contenuti di crisi, drammi hanno un rendimento migliore. Questo induce alcune persone a utilizzare questa modalità per ottenere sempre più ricompense.

Una ricerca dell’Università della Pennsylvania dimostra che i post con emozioni negative ottengono un coinvolgimento significativamente maggiore rispetto a quelli positivi. Questo crea una struttura di incentivi che premia la condivisione delle difficoltà rispetto ai successi.

Avere più persone che esprimono preoccupazione contemporaneamente è inebriante. È la prova che sei importante, che la gente si preoccupa, che i tuoi problemi sono validi. Quando ti senti invisibile, quell’ondata di attenzione diventa incredibilmente attraente.

Ma, come ogni soluzione rapida, il sollievo è temporaneo e il bisogno di connessione di fondo non viene soddisfatto dalla preoccupazione digitale. Si finisce per aver bisogno di contenuti più emozionali per ottenere la stessa sensazione.

Inoltre, quando si pubblicano regolarmente contenuti emotivi per attirare l’attenzione, diventa più difficile per le persone riconoscere le crisi autentiche che necessitano di supporto immediato. La costante intensità emotiva rende difficile distinguere tra la tristezza da “brutta giornata” e la depressione da “bisogno di aiuto immediato“.

Questo è pericoloso. Le persone che si abbandonano al sadfishing potrebbero non ricevere aiuto quando ne hanno veramente bisogno. Le loro crisi autentiche si perdono nel rumore dei soliti post emotivi.

COME LIBERARSI DEL SADFISHING

Se ti riconosci in questi schemi, l’obiettivo non è non condividere più contenuti emotivi. È condividerli in modi che rispondano effettivamente ai tuoi bisogni e favoriscano una connessione autentica.

Prima di pubblicare contenuti emozionali, chiediti:

Sono abbastanza specifico da permettere alle persone di aiutarmi se lo desiderano?”

Se il tuo post è vago o richiede domande di approfondimento per capire cosa sta succedendo, riscrivilo. Invece di: “Tutto sta andando in pezzi“. Prova: “Sto attraversando un momento stressante con scadenze lavorative e problemi familiari. Un po’ di leggerezza mi farebbe proprio bene“.

La seconda versione offre alle persone modi concreti per aiutare, senza dover sforzarsi emotivamente di capire cosa c’è che non va.

Altro elemento utile da considerare e capire se si ha bisogno del supporto di tutta la rete sociale o solo di alcune persone specifiche. Se hai bisogno di parlare di qualcosa di serio, spesso è più efficace contattare direttamente un amico anziché pubblicare un post. In questo modo, le conversazioni saranno più profonde, il supporto più significativo e non dovrai esprimere le tue emozioni davanti a un pubblico.

Quando si provano emozioni intense e le si vuole raccontare pubblicamente, utile è aspettare 24 ore. Una volta superata l’intensità iniziale, se ancora le si vuole condividere, è più probabile che lo si voglia fare in modo costruttivo anziché reattivo. Durante questo periodo di attesa, è bene chiedersi:

Di cosa ho realmente bisogno in questo momento? Pubblicare contenuti soddisferà questa esigenza o c’è qualcos’altro che potrei fare?”

COME NON CADERE NELLA TRAPPOLA

Sostenere gli altri senza alimentare drammi. Se qualcuno nella tua rete è regolarmente propenso al sadfishing, lo si può supportare senza rimanere intrappolati nel circolo vizioso.

Rispondere alla chiarezza, non al dramma. Quando qualcuno pubblica qualcosa di vago ed emotivo, non bisogna per forza abboccare. Si può scegliere di rispondere solo quando comunica chiaramente ciò di cui ha bisogno. Se qualcuno scrive “il giorno peggiore della mia vita“, si può rispondere con un’emoji a forma di cuore invece di chiedere cosa è successo. Ma se scrive “ho problemi con l’auto“, si può offrire un aiuto specifico, come consigliare un bravo meccanico.

I check-in privati funzionano meglio. Invece di interagire pubblicamente con post emotivi, prendi in considerazione l’idea di contattare la persona privatamente. Questo ti darà più controllo sulla conversazione ed eviterà di favorire involontariamente comportamenti che cercano attenzione.

Quando i post segnalano una vera crisi. È importante distinguere tra sadfishing e richieste di supporto genuine o segnali di crisi di salute mentale. Le differenze principali di solito riguardano la specificità, la frequenza e la disponibilità della persona a ricevere un aiuto concreto.

Alcuni post non sono solo un messaggio di tristezza. Sono vere e proprie richieste di aiuto che richiedono attenzione immediata. I post che menzionano autolesionismo, suicidio o disperazione dovrebbero sempre essere presi sul serio, indipendentemente dalla cronologia dei post della persona.

Se sei sinceramente preoccupato per la sicurezza di qualcuno, contattalo privatamente o rivolgiti a qualcuno che possa verificarlo di persona.

I post drammatici di solito riguardano conflitti relazionali, stress lavorativo o frustrazioni quotidiane che vengono amplificati per ottenere un effetto emotivo. I post di crisi riguardano minacce concrete alla sicurezza, alla salute mentale o al benessere di base di una persona.

E’ bene prestare attenzione al contenuto, non solo al tono. Qualcuno potrebbe scrivere in modo drammatico su una crisi reale, e qualcuno potrebbe scrivere con calma circa un dramma costruito ad arte.