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Ogni FAMIGLIA INFELICE è INFELICE a MODO suo…

«Tutte le famiglie felici sono simili fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo». Inizia così Tolstoj, raccontando di un ufficiale civile che ha tradito la moglie e che per farsi perdonare chiama in auto la sorella: eroina e adultera del romanzo “Anna Karenina”.
Allo stesso modo di Emma Bovary, Anna ne condivide il destino fatale: due donne inquiete che hanno vissuto in pieno la crisi dell’Ottocento, tradendo i codici morali del tempo per giungere sino al suicidio finale (l’una si avvelena con l’arsenico, l’altra finisce sotto le ruote di un treno).
Anna, divisa tra ciò che reputa giusto e ciò che desidera, vive una vita perennemente in lotta con se stessa, sempre in bilico tra ciò che prova e ciò che le convenzioni le impongono.
In realtà però, Anna Karenina parla dell’unico reale problema dell’uomo. Oggi come due secoli fa.
Come può perdurare l’amore? Tutto quello che occupa le nostre vite non è altro che una via molto lunga per capire come amare ed essere amati.
Tutti stiamo lì al nostro posto tentando di conciliare i desideri più profondi: la passione per la bellezza e l’aspirazione alla pace.
E’ colpevole Anna? L’epigrafe apposta al romanzo sembra togliere ogni dubbio: “A me la vendetta, e io renderò il dovuto”.
Ciò che emerge è un Tolstoj moralista, cupo e crudele, che resiste per centinaia di pagine alla tentazione di innamorarsi di quell’Anna dolcissima, bella, intelligente, appassionata che egli stesso va creando, fino al culmine quando finalmente distrugge la sua splendida creatura – offrendola in sacrificio, sulle rotaie, alla furia divina.
“Avrebbe voluto sollevarsi, gettarsi da un lato; ma qualcosa di enorme, d’inesorabile, la urtò alla testa e la trascinò per la schiena. “Signore, perdonami tutto!” proferì, sentendo che era impossibile lottare”…
Anna, donna condannata, personaggio tragico, votato alla tragedia, malato d’angoscia, incline all’ossessione, ingombrante! Ingombrante come può esserlo un ribelle, un individuo cioè che non trova pace nel mondo consueto, e che di nessuno può essere compagno.
La sua morte salva, rende tormentosamente bello tutto ciò che in lei sarebbe divenuto insopportabile se fosse vissuta più a lungo: il suo egoismo, il suo orgoglio, la sua malinconia, i suoi incubi, la pena che suscita la sua situazione.
Un capolavoro senza tempo.