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L’AMBIENTE condiziona RISULTATI, PERSONE e COMPORTAMENTI: in AZIENDA, in OSPEDALE, nei NEGOZI, RISTORANTI… OVUNQUE!

Il materiale con cui sono fatti gli oggetti e il modo in cui è pensato un ambiente influenzano la modalità in cui portiamo avanti una negoziazione, prendiamo decisioni, ci relazioniamo, acquistiamo, seguiamo le cure e le indicazioni dei medici.

UNA SEDIA NON è solo una SEDIA

Per esempio, più è rigida una sedia, più diventiamo resistenti ai compromessi, più è morbida e più siamo aperti all’ascolto e al confronto[1]. A dimostrarlo, uno studio condotto da un team di psicologi di Harvard, Yale e del M.I.T., che ha messo l’accento sulla sensazione tattile che gli oggetti ci trasmettono.

Il tatto è il primo dei nostri sensi a svilupparsi, l’impalcatura su cui costruiamo i nostri giudizi e le nostre decisioni sociali. Gli autori dello studio, fra i vari esperimenti, hanno testato anche quanto la durezza di un oggetto potesse influenzare la percezione di un racconto di una interazione ambigua sul posto di lavoro fra capo e dipendente. A un gruppo di soggetti è stata data una coperta morbida e a un secondo gruppo un blocco di legno. Rispetto a quanto fatto da coloro che avevano fra le mani una coperta, coloro che avevano ricevuto il blocco di legno hanno giudicato più severamente il comportamento del dipendente rispetto in una controversia con il capo.

Non solo la consistenza dei materiali, ma anche come il modo in cui oggetti e arredi sono disposti in una stanza, condiziona i nostri comportamenti. Per esempio, disporre le sedie in circolo rinforza il senso di appartenenza dei membri al gruppo[2]. Di contro, la disposizione a file risponde al bisogno di sentirsi unici. Questo input può esserci di grande aiuto quando dobbiamo organizzare un meeting o un momento formativo, per stimolare il comportamento più funzionale a quella situazione e far raggiungere gli obiettivi prefissati alle persone presenti.

Dritta che può essere utile per architettare l’interno di un ristorante, una lobby, la sala d’attesa negli aeroporti, negli ospedali, o semplicemente dell’azienda nella quale lavoriamo o che dirigiamo.

In un meeting o in una negoziazione, il tavolo rotondo è utile se si vuole favorire l’uguaglianza e la collaborazione: nessuno ha una posizione dominante. Il tavolo rettangolare è da prediligere invece quando si vuole creare naturalmente delle posizioni di potere e si vuole affermare la propria leadership. La disposizione a L è perfetta nelle situazioni conflittuali dove la tensione potrebbe compromettere il dialogo.

SEDIE, PAZIENTI E COMPLIANCE

Un esperimento simile al precedente è quello condotto in Texas, dove i ricercatori hanno voluto studiare l’effetto del posizionamento di una sedia sul comportamento dei medici e quanto questo potesse modificare la compliance (aderenza alle cure) dei pazienti.

È possibile che il semplice posizionamento di una sedia influisca sia sul modo in cui i medici trattano i pazienti ricoverati sia sulla soddisfazione e l’aderenza alle cure dei pazienti rispetto alle cure ricevute dai loro medici?

Cosa hanno scoperto?

I medici che entravano nella stanza, con una sedia posizionata di fronte al paziente avevano molte più probabilità di sedersi quando interagivano con i pazienti durante le visite quotidiane (63%) rispetto ai medici che dovevano spostarla e posizionarla autonomamente in prossimità della persona ricoverata (8%).

Il semplice atto di sedersi, ancor più importante, quando ci si rivolge ai pazienti ha benefici di cui la maggior parte di noi non è (o non vuole essere) consapevole. In questo studio, i ricercatori hanno dimostrato che il semplice fatto di sedersi con un paziente era associato a un aumento del 5% della soddisfazione dei pazienti.

Gli autori menzionano altri studi che dimostrano come i pazienti percepissero i medici che si sedevano come più compassionevoli, più premurosi e più incoraggianti nelle domande[3]. Forse interpretiamo le motivazioni dei nostri caregiver in modo più altruistico se ci parlano allo stesso livello. Forse il semplice fatto di sedersi fa sembrare che il medico stia segnalando che dedicherà il tempo necessario per spiegarci cosa sta succedendo e come stiamo. L’ospedale può essere un posto spaventoso. Qualsiasi cosa possa alleviare l’ansia che i pazienti possono naturalmente provare è positiva. Soprattutto se non costa nulla in termini di denaro, tempo o risorse.

RUMORE, NUDGE e PRODUTTIVITA’

Un articolo della Harvard Business Review ha conteggiato il tempo che si perde a causa del rumore: si perdono fino a 86 minuti al giorno a causa di distrazioni da rumore[4], mentre una ricerca condotta all’Università della California stima che per riprendere l’attenzione su un’attività successivamente all’interruzione occorrano in media 23 minuti e 15 secondi[5].

Per prevenire il disturbo da parte di colleghi, un gruppo di ricercatori dell’Università di Zurigo ha testato un sistema che è consistito nell’installare lampade nelle work station dei dipendenti segnalanti per segnalarne lo stato: rosso indicava occupato; giallo assente; verde disponibile. Questo semplice stratagemma ha ridotto il numero di interruzioni del 46% e l’85% dei lavoratori ha continuato a utilizzare la soluzione anche dopo la fase sperimentale[6].

Non mi dilungo oltre, anche se ci sono moltissimi altri elementi che condizionano i nostri comportamenti e le nostre emozioni. Il mio intento oggi è solo ricordare quanto l’architettura delle scelte e nello specifico i nudge[8] siano un concetto essenziale da considerare, trasversalmente dal settore sanitario a quello aziendale, per influenzare in modo funzionale ed ecologico il comportamento umano, a costi ridotti e in tempi rapidi.

La prossima volta pensaci, potresti rimanerne stupito!


Fonti

[1] Ackerman J.M., Nocera C.C., Bargh J., A Replication of Incidental Haptic Sensations Influence Social Judgments and Decisions, Science, 328, 2010, pp. 1712–1715

[2] Zhu R.J., Argo J.J., Exploring the Impact of Various Shaped Seating Arrangements on Persuasion, Jour[2]nal of Consumer Research Vol. 40, N. 2 (August 2013), pp. 336-349 78

[3] https://www.nordicglobal.com/blog/to-sit-or-not-to-sit-how-a-chair-can-affect-patient-satisfaction

[4] Calis C., Stout J., Stop noise from ruining your open office, Harvard Business Review, Marc 16, 2015.

[5] Mark G., Gudith D., Klocke U., Il costo del lavoro interrotto: più velocità e stress, Atti della conferenza SIGCHI su Human Factors in Computing Systems, 2008, pp. 107-110.

[6] AAVV., Engagement and the Global Workplace Key findings to amplify the performance of people, teams and organizations, Steelcase Global Report, 2016.

[7] repubblica.it/economia/miojob/interviste/2007/03/27/news/intervista_a_ettore_cirillo_docente_di_fisica_tecnica_al_politecnico_di_bari_e_curatore_della_ricerca_rumore_e_attivit_la-140906484/

[8] https://www.amazon.it/revolution-strategia-rendere-semplici-complesse/dp/8857910059/ref=asc_df_8857910059?mcid=0056a19fea443ca9b2e0b9c802ee747d&tag=googshopit-21&linkCode=df0&hvadid=700823987968&hvpos=&hvnetw=g&hvrand=13814520175537832646&hvpone=&hvptwo=&hvqmt=&hvdev=c&hvdvcmdl=&hvlocint=&hvlocphy=9214033&hvtargid=pla-838934856850&psc=1&hvocijid=13814520175537832646-8857910059-&hvexpln=0

NEUROARCHITETTURA per DISEGNARE UFFICI UMANI, SANI e PRODUTTIVI

Non ci facciamo caso ma trascorriamo più del 90% del nostro tempo all’interno di edifici. E sapendo che l’ambiente influenza fortemente il cervello, questo dovrebbe farci riflettere e (ri)considerare l’importanza di creare luoghi più umani, sani e capaci di favorire il benessere.

Di questo si occupa la Neuroarchitettura, disciplina che studia come l’ambiente modifica la chimica cerebrale e, quindi, emozioni, pensieri e comportamenti (nata 25 anni fa ad opera del neuroscienziato Fred Gage).

I primi esempi di neuroarchitettura si sono avuti con la progettazione di ospedali. Una delle sue scoperte più celebri è quella che i pazienti, che godono di una stanza con vista su un parco o un paesaggio naturale, guariscono prima.

La neuroarchitettura permette di gestire aspetti cruciali, come la quantità e la proiezione della luce o l’altezza dei soffitti. Prende in considerazione l’effetto degli elementi architettonici sul cervello, favorendo un effetto collaborativo o garantendo una maggiore privacy. I progetti architettonici con angoli marcati o appuntiti favoriscono lo stress. Gli spazi rettangolari esercitano una maggiore sensazione di spazio chiuso rispetto ai disegni a pianta quadrata.

Lo psicologo e designer Colin Elard sostiene che siamo attratti dalle facciate simmetriche con texture interessanti e innovative per un bisogno profondo di novità, mentre la tendenza a cercare un rifugio spinge a creare, nelle case, angoli dove stare in intimità (la zona poltrona).

Il neuroscienziato Oshin Vartanian ha dimostrato l’attrazione che esercitano su di noi le curve: siamo attratti dall’open space per socializzare e dagli spazi chiusi per concentrarsi o risolvere un problema. Questo spiega la necessità di chiudersi, in una stanza, quando si è in riunione.

CATHEDRAL EFFECT

Anche l’altezza di un soffitto può avere effetti su produttività e attenzione. I soffitti alti sono appropriati per attività creative e artistiche. Quelli bassi favoriscono la concentrazione e il lavoro di routine. L’effetto che un soffitto alto ha sulle persone, viene definito Cathedral Effect: uno studio del 2007, ha dimostrato che la percezione dell’altezza (quindi non solo la misura in termini assoluti), crea una predisposizione alla creatività derivante dal senso di libertà.

Per contro i soffitti bassi facilitano l’elaborazione specifica con inclinazione verso il perfezionismo. Lo studio è molto interessante poiché cerca di fornire una misura dell’altezza del soffitto da mettere in relazione agli effetti psicologici desiderati.

Quando una persona si trova in un ambiente con un soffitto di circa 3 metri, tende a pensare in modo più astratto, mentre una persona che si trova in una stanza con un soffitto di circa 2 metri e 40, avrà maggiore predisposizione per concentrarsi su argomenti specifici.

Il nome “effetto cattedrale” deriva dalla sensazione che si prova quando si entra in una grande chiesa dove si avverte un senso di libertà che sfocia quasi nella percezione di appartenere al cosmo, tutto ciò in contrapposizione al senso di raccoglimento che si avverte in una piccola cappella.

9 STRATEGIE FACILI DA APPLICARE

Secondo l’architetto Donald M. Rattner, pioniere dell’applicazione della psicologia all’architettura, la spazialità è in relazione all’apertura mentale. L’osservazione di forme o oggetti lontani stimola l’astrazione, le cose vicine il pensiero concreto.

Rattner suggerisce alcune strategie progettuali:

  • Sfruttare finestre, vetrate e viste in modo da fonderle con l’ambiente circostante;
  • Orientare i mobili in modo che il tavolo e la postazione guardino verso una finestra;
  • I soffitti alti aumentano il senso di spazio e di creatività. Si possono usare trucchi visivi per far sembrare più alto un soffitto: una tappezzeria a strisce verticali o forme dei mobili allungate e slanciate;
  • Poster e quadri di paesaggi aperti aumentano la sensazione di spazialità.

La luce svolge un ruolo nell’influenzare il ciclo circadiano e va particolarmente curata:

  • Evitare tende e drappeggi pesanti
  • Usare porte in vetro
  • Attenzione alle luci blu, ad esempio del pc, in quanto disturbano il ciclo circadiano
  • Usare lampade led intelligenti che si autoregolano in base alla luce solare
  • Non esagerare con l’intensità perchè troppa luce inibisce la creatività

MAKE IT EASY – DECIDERE, con i NUDGE, è SEMPLICE!

Quando prendiamo decisioni, incappiamo inevitabilmente in errori di ragionamento, le cosiddette euristiche e distorsioni cognitive. Ci sono però strategie, “spinte gentili”, che spingono a compiere scelte in modo volontario, verso comportamenti più efficaci ed efficienti per se stessi e la collettività.

Le spinte gentili o nudge sono percorsi cognitivi ed emotivi frutto degli studi delle scienze comportamentali, diventati finalmente celebri grazie al recente conferimento del premio Nobel in economia al prof. Richard Thaler. Thaler da dimostrato la possibilità di architettare scelte migliori partendo dall’evidente presupposto che gli esseri umani sono “Umani”, dotati di euristiche ed emozioni, e non “Econi”, esseri dotati dell’impeccabile valutazione razionale.

Conoscendo gli errori di ragionamento automatici che ci caratterizzano, è possibile creare le condizioni per sviluppare l’ “architettura delle scelte” degli individui con il fine di suggerire e promuovere le migliori scelte possibili. Questi stimoli che fungono da spinte a determinate azioni, sono semplificazioni del processo decisionale.

Imparare a identificare e mediare i principi automatici alla base del Decision Making offre l’opportunità di creare il miglior contesto per favorire determinate scelte a diversi livelli. Una spinta gentile per favorire le scelte: ecco a cosa serve il Nudge

Molte decisioni vengono prese grazie al sistema 1, il pensiero spontaneo che richiede poco o nessun impegno cognitivo, essendo guidato da emozioni immediate e innescato istintivamente dall’ambiente circostante. Il vantaggio del Nudging è proprio l’essere una spinta gentile, consona al proprio funzionamento psicologico. È infatti possibile indirizzare le persone, senza costringerle, ma semplicemente cambiando la modalità di presentazione della scelta.

Per esempio, sebbene desideriamo razionalmente mangiare sano e perdere peso, continuiamo ad acquistare le barrette di cioccolato disponibili nei distributori automatici. Questo tipo di “offerta” si sposa perfettamente con il potere immediato del nostro pensiero automatico del piacere che la barretta ci regala e le persone sono indotte istintivamente ad acquistarla.
Possiamo però promuovere i comportamenti target modificando l’offerta dell’ambiente, attraverso le “spinte gentili”, stimoli semplici in grado di condizionare la risposta dei comportamenti degli utenti.

Essendo il “decision making” basato sul funzionamento dei processi mentali, per lo più impliciti, possiamo aiutare certe decisioni utilizzando stimoli che creino le condizioni propense a determinate scelte, ad esempio variare l’ordine di presentazione delle alternative di scelta o ponendo alcune opzioni come default. Questo è parte di ciò che faccio nel mio lavoro. Pensare strategie di nudging da applicare al mondo aziendale a vari livelli.

Le strategie di Nudging funzionano quindi per aiutarci a fare la scelta migliore tra diverse opzioni, dove spesso i contesti di presentazione sono strutturati in modo da produrre risultati incerti o scarsi.

Il nudge è ovunque: dalle informazioni sui media alla presentazione dei prodotti al supermercato. Mettere a disposizione alcune informazioni o in esposizione alcuni prodotti significa fornire una “architettura delle scelte” che favorisce delle risposte cognitive, emotive e comportamentali. Ogni volta che ci troviamo di fronte alla creazione della presentazione di stimoli che sarà punto di partenza di un percorso decisionale dell’utente, si pone la questione su come organizzarne l’architettura. Pensando a questi problemi in termini di “architettura della scelta”, possiamo lasciarla al caso oppure promuovere un percorso che nel rispetto dell’etica sia consono al raggiungimento di comportamenti target. Possiamo “spingere con gentilezza” gli utenti a seguire determinati percorsi decisionali per scelte migliori, semplificando il processo di scelta, cancellando le complessità inutili.

Validità ed efficacia di questi strumenti è riportata nel rapporto “Mind, Society and Behavior” del World Bank Group dove si evidenzia come i principi alla base del Decision Making possono determinare scelte a comportamentali più funzionali: Thinking automatically, Thinking socially, e Thinking mental models.
A confermare l’importanza dell’applicazione del nudging, il presidente Obama predispose la behavioral insight unit, così David Cameron.

Altri esempi: Dean Karlan, professore a Yale, ha sviluppato Stickk.com, un sito che aiuta le persone a raggiungere i loro obiettivi, come perdere peso o smettere di fumare. Questo sito offre due modi per impegnarsi a raggiungere lo scopo: finanziario e non finanziario. Con gli impegni del primo tipo, l’utente deve scommettere dei soldi e si impegna a raggiungere l’obiettivo entro una certa data. Se l’obiettivo viene raggiunto, ottiene indietro il denaro scommesso. Se fallisce, il denaro va in beneficenza. Con gli impegni non finanziari l’utente non punta denaro ma può comunque essere messo sotto pressione dai suoi amici o familiari che possono monitorare il progresso attraverso dei blog di gruppo.

Un altro modo per aiutare le persone a migliorare le loro decisioni, in particolare rivolto alle ragazze, è l’iniziativa statunitense denominata “un dollaro al giorno” (in inglese: Dollar a day). Uno dei più gravi problemi per molte ragazze statunitensi è rappresentato dalle gravidanze in età adolescenziale. Le statistiche hanno mostrato che le ragazze-madri con già un bambino a carico tendevano a rimanere di nuovo incinte entro un anno o due. Pertanto, per affrontare il problema molte città degli Stati Uniti hanno implementato l’iniziativa chiamata “un dollaro al giorno”: le ragazze-madri con già un bambino a carico avrebbero ricevuto un dollaro per ogni giorno in cui non erano in stato di gravidanza. I risultati sono stati promettenti e il numero delle ragazze rimaste incinte si è ridotto notevolmente. Inoltre, i costi del programma si sono rivelati inferiori rispetto ai sussidi per ragazze madri.

Il Destiny Health Plan è un programma ideato da alcune compagnie di assicurazione statunitensi ed è esplicitamente progettato per dare alla gente un incentivo a fare scelte sane. Un partecipante che decide di intraprendere scelte salutari, come iscriversi in palestra o iscrivere il figlio a una squadra di calcio, può guadagnare “punti vitalità” che possono essere utilizzati per l’acquisto, per esempio, di biglietti aerei o camere d’albergo.

Nudge, quindi, tutta la vita! Make it easy!