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TECNICHE di LAVAGGIO del CERVELLO: SICURO di NON esserne mai stato VITTIMA?

È un tema interessante quello della manipolazione psicologica o “lavaggio del cervello”; non a caso è l’argomento su cui si costruiscono molti libri, film e serie tv di successo. Usato in tempo di guerra, rimane ancora oggi un fenomeno presente nelle sette e nelle organizzazioni terroristiche, ma anche nei raggiri emotivi on line e sui social.

Nonostante il clamore, però, modificare convinzioni, pensieri e comportamenti di una persona non è così semplice: richiede l’uso di tecniche in tempi e modi diversi.

LAVAGGIO DEL CERVELLO: di cosa si tratta?

Il termine diventa noto durante la guerra di Corea negli anni ’50, quando i soldati americani, catturati dalle forze cinesi, furono sottoposti a rieducazione ideologica. Al loro ritorno negli Stati Uniti, alcuni continuarono a sostenere il Partito Comunista Cinese. Il giornalista americano Edward Hunter coniò il termine lavaggio del cervello proprio per descrivere questo fenomeno.

Fenomeno che in genere implica rieducazione, manipolazione psicologica, persuasione coercitiva e indottrinamento, nonché riforma del pensiero. Consiste cioè nell’impiantare sistematicamente le convinzioni desiderate negli individui, allineando i loro pensieri e le loro azioni agli obiettivi del manipolatore.

TECNICHE DI LAVAGGIO DEL CERVELLO

Ce ne sono di diversi tipi, fra queste:

Socio-ambientali. Sono utilizzate per manipolare o controllare l’ambiente di cui una persona fa parte, allo scopo di indebolirne la resistenza e riuscire a persuaderla più facilmente. Rientrano fra le tecniche socio-ambientali:

  • Isolamento: la persona viene completamente isolata mentalmente, socialmente e fisicamente.
  • Controllo delle informazioni: meno informazioni daranno alla vittima minori opzioni tra cui scegliere. In questo modo anche il suo pensiero critico e la sua percezione della realtà risulteranno limitati.
  • Creazione di uno stato di dipendenza esistenziale: consiste nel far credere alla persona che la sua esistenza dipende da qualcun altro, solitamente un leader. Questo effetto è possibile facendo in modo che il persecutore soddisfi tutte le esigenze della vittima, specie quelle primarie come il cibo, sino a creare una relazione di dipendenza totale.
  • Debilitazione psicofisica: esercitata, ad esempio, attraverso la deprivazione del sonno, del cibo, degli affetti, comporta inevitabilmente una debilitazione psicologica. Questa condizione indebolisce la capacità di resistere alle tecniche di persuasione.

Controllo del pensiero (effetto Lucifero). Attraverso slogan ripetitivi, un linguaggio specialistico e l’indottrinamento di valori, la persona viene convinta ad adottare la ideologia del persecutore di turno, setta o individuo che sia. Tanto che la vittima può arrivare a credere di possedere una conoscenza superiore o un’identità unica rispetto a chi non fa parte di quel contesto.

Il famoso esperimento carcerario di Stanford evidenzia questo effetto. Nell’esperimento, agli studenti universitari furono assegnati i ruoli di “guardie” o “prigionieri“. Col tempo, le “guardie” manifestarono comportamenti abusivi, mentre i “prigionieri” mostrarono obbedienza e sottomissione. Questo fenomeno, in cui gli individui si conformano ai ruoli assegnati, è noto come effetto Lucifero.

Controllo emotivo. Questo tipo di tecniche hanno la capacità di instaurare un senso di appartenenza tra i membri del gruppo/setta/contesto, promuovendone l’unità e rifiutando l’individualità. Le critiche o gli interventi esterni vengono liquidati come incomprensioni o persecuzioni. Il controllo emotivo può anche includere minacce, come sanzioni finanziarie per chi abbandona il gruppo o avvertimenti di possibili danni a sé stessi o alla famiglia.

Controllo delle informazioni e manipolazione psicologica. Il termine “gaslighting” deriva dal film americano del 1944 Gaslight. Nel film, il protagonista maschile manipola la protagonista femminile creando circostanze inquietanti, come abbassare le luci a gas o produrre suoni sinistri in soffitta, per farle dubitare della propria sanità mentale. Quando lei lo affronta, lui insiste sul fatto che le sue percezioni siano errate, portandola a mettere in discussione il proprio stato mentale e a diventare sempre più dipendente da lui.

LE QUATTRO FASI DEL LAVAGGIO DEL CERVELLO

1.    Tecnica del “piede nella porta“

L’Università di Stanford ha condotto uno studio per dimostrare come piccole richieste possano portare all’adesione a richieste più grandi. I ricercatori, fingendosi volontari, hanno visitato i residenti e li hanno informati dei frequenti incidenti stradali nella zona. Hanno chiesto loro se fossero disposti a posizionare un grande cartello con la scritta “Guida con prudenza” nei loro giardini. Poiché il cartello era grande e vistoso, pochissime persone hanno acconsentito.

Nella fase successiva dello studio, i ricercatori si sono rivolti a un gruppo diverso di residenti con una richiesta molto più semplice: posizionare un piccolo cartello di 6 cm per lato con la scritta “Guida con prudenza” nei loro giardini. Questa richiesta più piccola è stata accettata quasi universalmente.

Due settimane dopo, i ricercatori sono tornati dal secondo gruppo e hanno chiesto loro se fossero disposti a sostituire il piccolo cartello con quello originale, più grande e meno gradevole alla vista. Il 75% di questi residenti ha accettato lo scambio. Questo dimostra la tecnica del “piede nella porta“: iniziare con una piccola richiesta per ottenere l’adesione, per poi aumentare gradualmente le richieste.

A impiegare questa strategia sono spesso le sette. Inizialmente la Jesus Morning Star (JMS), la Chiesa sudcoreana Providence, chiedeva ai propri membri di vestirsi in modo attraente per “piacere a Dio“, un atto apparentemente innocuo. Col tempo, queste richieste si sono intensificate fino a richiedere ai membri di avere rapporti sessuali con il leader, con il pretesto di “offrire devozione a Dio“, con la minaccia della dannazione eterna in caso di rifiuto.

Un altro esempio tristemente noto è la tragedia di Jonestown. Inizialmente, ai membri del Tempio del Popolo veniva chiesto di fare piccole donazioni alla chiesa. Col tempo, queste richieste sono aumentate fino a quando i membri non hanno ceduto tutti i loro risparmi e beni. Alla fine, 918 seguaci sono stati costretti a bere bevande avvelenate con cianuro in un suicidio di massa. Questo rimane il secondo caso di morte per cause non naturali più grave nella storia degli Stati Uniti, superato solo dagli attentati dell’11 settembre.

2.    Conformismo

Negli anni ’50, lo psicologo americano Solomon Asch condusse un famoso esperimento per esplorare la psicologia del conformismo. Asch invitò i partecipanti in un laboratorio, dove fece in modo che sei di loro si fingessero volontari, collaborando con gli sperimentatori. Al gruppo fu chiesto di partecipare a un test della vista. Per i primi tre round, il test era semplice e tutti, a turno, davano la risposta corretta. Tuttavia, a partire dal quarto round, i primi cinque partecipanti “falsi” diedero deliberatamente risposte errate. I risultati rivelarono che oltre un terzo dei veri partecipanti si era conformato e aveva dato la stessa risposta errata degli altri.

Esperimenti simili sul conformismo sono stati condotti in reality show televisivi. In un esperimento, a diverse persone in un ascensore fu chiesto di voltarsi verso il muro come se fosse normale. I nuovi passeggeri che entravano nell’ascensore, vedendo tutti gli altri rivolti verso il muro, si sentivano in dovere di fare lo stesso.

Nelle sette, per quanto assurde siano le azioni – come i suicidi collettivi con l’ingestione di bevande avvelenate – questi comportamenti si verificano perché gli individui si sentono costretti a conformarsi alle azioni e alle credenze del gruppo.

3.    Dimostrazioni di miracoli

Le sette spesso si affidano alla capacità dei loro leader di compiere “miracoli” per attrarre e manipolare i seguaci. Ad esempio, Jim Jones, il leader del Tempio del Popolo, invitava le persone malate ad avvicinarsi all’altare durante le funzioni. In una sorta di rappresentazione teatrale, infilava la mano nella loro bocca ed estraeva quello che sembrava essere “tessuto canceroso“, affermando di averle guarite. Questi atti erano accuratamente orchestrati per ingannare i seguaci.

Allo stesso modo, il leader della JMS, Jung Myung-seok, affermò di aver letto la Bibbia 2.000 volte e si autoproclamò “Messia”. Si presentò ripetutamente come divino e usò questa presunta autorità per manipolare i suoi seguaci. Con il pretesto di “controlli corporei” o “concessioni di benedizioni”, abusò sessualmente di devote.

4.    Rituali di umiliazione e autogiustificazione

Molti gruppi richiedono ai potenziali membri di sopportare esperienze dolorose o umilianti come parte del loro rito di iniziazione. Ad esempio, le confraternite universitarie americane spesso costringono le nuove reclute a partecipare ad attività degradanti, come mangiare sostanze sgradevoli o spogliarsi completamente. Questi rituali svolgono un ruolo psicologico: sopportare difficoltà o umiliazioni aumenta il coinvolgimento emotivo nel gruppo. Una volta che gli individui hanno sofferto per il gruppo, è più probabile che vedano l’organizzazione in modo positivo e rimangano fedeli. In alcuni casi, arrivano persino a infliggere sofferenze simili alle nuove reclute, perpetuando il ciclo.

COME EVITARE IL LAVAGGIO DEL CERVELLO

Per proteggersi, è fondamentale:

  • sviluppare capacità di pensiero critico: mettere sempre in discussione le narrazioni e verificare i fatti
  • rimanere indipendenti: mantenere una solida rete di relazioni al di fuori dei gruppi di controllo
  • riconoscere i segnali d’allarme: essere consapevoli del linguaggio e delle tattiche manipolative.
  • fidarsi del proprio istinto: se qualcosa non va, indagare.
  • cercare molteplici prospettive: esporsi a diverse fonti di informazione
  • mantenere la consapevolezza emotiva: essere consapevoli del senso di colpa, della paura o dell’ansia usati contro di voi.
  • stabilire dei limiti: rifiutare di essere pressati per una lealtà o un’obbedienza estreme.

Inoltre, è utile prestare attenzione ai seguenti segnali di allarme:

Insegnamenti dogmatici. Il gruppo promuove le proprie credenze come unica verità, il che spesso porta a comportamenti dannosi o estremi.

Struttura gerarchica. Nel caso delle sette, queste sono tipicamente controllate da un leader o una figura centrale che esige segretezza e obbedienza. Raramente un manipolatore agisce da solo, senza il rinforzo di un gruppo a lui devoto.

Tattiche di reclutamento. Il reclutamento avviene spesso tramite social network, scuole o luoghi di lavoro, con presentazioni facilitate da amici o conoscenti.

Comportamento dei membri. I membri possono mostrare un’eccessiva riverenza per il gruppo e ostilità nei confronti delle critiche esterne.

GASLIGHTING sul LAVORO: la manipolazione messa in atto da (alcuni) capi e colleghi

Ci sono capi che… non esitano ad attribuirsi i meriti dei collaboratori o ne sminuiscono il contributo nella realizzazione di progetti o nel raggiungimento di obiettivi; che… negano di aver assegnato un compito comunicato a voce…  o, ancora, tentano di influenzare il giudizio di una persona, inducendola a dubitare della validità del suo giudizio… o a destabilizzarne il senso della realtà.

Tutti esempi di gaslighting nell’ambiente di lavoro:

forma subdola di comportamenti manipolatori che si verificano quando un individuo o un gruppo cercano di far dubitare una persona della propria memoria, percezione o sanità mentale.

Questa pratica può essere attuata dai superiori, dai colleghi o dai subordinati, creando un ambiente lavorativo tossico, caratterizzato da ansia, stress e una diminuzione della produttività e della soddisfazione lavorativa. Spesso viene nascosto dietro a comportamenti apparentemente innocui o mascherato sottoforma di scherzi o critiche costruttive, così da renderlo difficile da riconoscere e ancor più da contrastare.

Chi lo attua manipola le situazioni a proprio vantaggio, alterando le narrazioni o omettendo informazioni per confondere la vittima, facendola sentire inadeguata o incapace di svolgere le proprie mansioni. Questa dinamica di potere non solo mina l’autostima del lavoratore ma può anche portare a un isolamento professionale e sociale all’interno dell’ambiente di lavoro.

GASLIGHTING: BREVE STORIA DI UN TERMINE

Il termine trae origine dal film del 1944 Gaslight (Angoscia nella versione italiana), diretto da George Cukor, in cui l’interpretazione magistrale di Ingrid Bergman dà corpo a una moglie progressivamente indotta alla follia dal marito manipolatore. Questi altera le luci a gas della casa e nega ostinatamente qualsiasi cambiamento, creando un contesto in cui la protagonista non può più fidarsi delle proprie sensazioni.

Il gaslighting, quindi, si è imposto come metafora potente delle dinamiche abusanti che possono emergere tanto nelle relazioni personali quanto in quelle professionali.

I VOLTI DEL GASLIGHTING SUL LAVORO

Analogamente, nel contesto lavorativo, il gaslighting si manifesta attraverso una serie di comportamenti manipolativi come negare fatti o eventi accaduti, distorcere la realtà per creare confusione, utilizzare informazioni false per discreditare o sminuire la vittima, isolare la persona dal resto del gruppo.

Le vittime possono iniziare a mettere in dubbio le proprie competenze e decisioni, arrivando a credere alle falsità propagate dal manipolatore. Questo stato di continua incertezza e dubbio può avere ripercussioni gravi sulla salute mentale, innescando o aggravando condizioni come lo stress, l’ansia e la depressione. Nel tempo, questo ambiente nocivo non solo erode il morale e la produttività individuale ma può anche contribuire a un clima aziendale negativo, dove la paura e la sfiducia dominano sul senso di comunità e cooperazione.

Inoltre, il gaslighting può ostacolare la crescita professionale. Chi lo subisce evita di prendere iniziative o di esprimere idee innovative per paura di ulteriori critiche o manipolazioni, limitando così le opportunità di avanzamento e contribuendo a un circolo vizioso di sottovalutazione e insoddisfazione lavorativa.

Senza contare che questo fenomeno non interessa solo i capi ma anche i colleghi come forma estrema di competizione. In entrambi i casi, la modalità relazionale è la medesima: per mantenere o ottenere il potere bisogna sottomettere l’altro, anche nel caso in cui l’altro è un collega allo stesso livello.

MOTIVAZIONI E CONSEGUENZE

Perché manipolare un collega?

La risposta, spesso, è la ricerca del controllo sul luogo di lavoro; in altre, necessità gestionali che non si riescono ad affrontare con mezzi più idonei. Un esempio sono quelle organizzazioni dove, per i motivi più disparati, si trovano a dover chiedere ritmi più sostenuti alle risorse, salvo poi negare l’effettivo aumento dei carichi per non dover compensare con premi e benefit.

I contesti dove dilaga questa forma manipolativa, fondata sulla sottomissione, sul controllo, e di fatto sulla sola competizione, crea ambienti altamente controproducenti al lavoro di squadra, al raggiungimento degli obiettivi intesi come responsabilità comune e collettiva. E dalle conseguenze pesanti; perché per chi fa un grosso investimento sulla performance lavorativa, vedersi messo in discussione sulla base di fatti non accaduti può portare al crollo della fiducia e a un senso di impotenza.

COME CAPIRE CHE STAI SUBENDO GASLIGHTING SUL LAVORO

Esamina ciò che accade. I gaslighter cercano deliberatamente di sottomettere e dominare le loro vittime facendole dubitare della realtà e del loro valore. Anche sulla carta, contestano ciò che hanno detto. Si difendono costantemente proiettando i loro difetti su altre persone. Il loro bisogno di comandare può derivare da inettitudine, nervosismo, narcisismo, invidia o meschinità. Se questo è il caso, le probabilità di subire gaslighting sul lavoro sono elevate.

Il feedback negativo arriva costantemente. Se qualcuno ti dice costantemente qualcosa di ingiustificatamente negativo sul tuo operato, probabilmente hai per le mani un gaslighter. La mancanza di critiche costruttive è un chiaro indicatore. A volte possono anche farti sentire un impostore. Tuttavia, i feedback negativi possono essere difficili da valutare, soprattutto se provengono dal capo o da un’altra persona autorevole. Determina se la loro critica è accurata. Verifica con un membro del team se i suggerimenti che ricevi indicano un’azione di gaslighting. Chiedi loro se sono d’accordo dopo aver descritto per intero ciò che ti ha detto il sospetto gaslighter. Potrebbero sostenerti nell’affrontarlo.

Guardati intorno per trovare esperienze simili affrontate da altri. L’abuso di un gaslighter sul lavoro si rivolge occasionalmente a un singolo dipendente. Spesso notano molte persone sulla loro strada e ingannano anche loro. Pertanto, è bene informarsi. Come si comporta con gli altri membri del team? Chiedi ai colleghi se sono disposti a documentare il comportamento di gaslighting se affermano di aver subito un trattamento simile.

Non hai mai modo di prendere decisioni importanti. Il gaslighter esclude da conferenze, discussioni e progetti cruciali senza mai fornire una giustificazione convincente. Cercherà di convincerti che stai esagerando o che eri male informato e non dovevi partecipare quando chiederai perché non sei stato coinvolto. Ti convincerà che qualcosa non è importante, anche quando lo è per il lavoro che stai svolgendo. Se hai la sensazione di essere sempre tagliato fuori, può essere un sintomo che si sta subendo un’azione di gaslighting.

È difficile sfidarli. “Ti stai comportando in modo irrazionale”; “Non credi di reagire in modo troppo forte?”… Con questi commenti, l’aggressore non solo sminuisce i sentimenti, ma si sottrae anche alla responsabilità delle sue azioni. E questo ti porta a credere che la colpa sia tua! Inoltre, ti fanno dubitare della tua intelligenza e capacità e ti fanno sentire folle per aver parlato, il che aumenta la probabilità che continui a ignorare la questione.

Sei costantemente spostato su progetti poco importanti. Potresti scoprire che ti vengono affidati compiti inutili che ti tengono occupato ma che non hanno alcun impatto reale. Potrebbe trattarsi di un tentativo di minare la tua influenza e di ostacolare le tue prestazioni in modo che, al momento della valutazione, non hai nulla da mostrare perché non hai mai ricevuto un lavoro utile e non hai alcun risultato di cui parlare.

Si sentono voci false. Parlando alle spalle, i gaslighter possono tentare di minare la tua visione della realtà. Mettendoti i colleghi contro, il gaslighter può mantenere il controllo della situazione e farti sentire in colpa. Se senti voci non vere, cerca di capire da dove provengono. Potresti potenzialmente trovare l’uomo che fa il gaslighter nascosto. Hai il diritto di difenderti e sfatare qualsiasi voce, indipendentemente dalla situazione

STRATEGIE PER MITIGARE E PREVENIRE IL GASLIGHTING

Fidati delle tue percezioni. Se qualcosa non sembra andare per il verso giusto, è importante fidarsi del proprio istinto e cercare conferme oggettive.

Documenta. Tenere un diario degli eventi o delle comunicazioni sospette può servire come prova e aiuta a mantenere una visione chiara della realtà. Quando parli con il sospetto gaslighter, assicurati di prendere appunti e di tenere un registro delle conversazioni. Utilizza il maggior numero possibile di mezzi di comunicazione per registrare e documentare ciò che è stato detto o modificato. Se possibile, fai in modo che durante le riunioni siano presenti dei testimoni, in copia inserisci l’indirizzo e-mail di un compagno di squadra. Se possibile, sii il più esplicito possibile quando parli. Sarà più difficile dubitare della tua integrità e infrangere gli accordi se hai una registrazione in tempo reale degli incontri. In questo modo, potrai anche stabilire se effettivamente sei vittima di gaslighing.

Cerca supporto. Confrontarsi con colleghi fidati o con un professionista può aiutare a valutare la situazione con maggiore oggettività. Il gaslighter sottolinea continuamente i difetti del tuo lavoro? Chiedi a un secondo paio di occhi di controllare questi presunti errori. Il gaslighter continua a sostenere che non hai mai ricevuto critiche alle spalle, di fronte alla squadra? Chiedi a qualcuno che era presente quando è stata fatta questa critica.

Stabilisci confini chiari. Impostare limiti chiari con chi pratica gaslighting può essere un passo importante per fermare il comportamento.

Rivolgi l’attenzione alle politiche aziendali. Informati sulle politiche aziendali riguardanti il benessere dei dipendenti e, se necessario, segnala le situazioni di gaslighting ai responsabili delle risorse umane o ad altri enti preposti.

CONCLUSIONI

Non è semplice contrastare il gaslighting. L’ho vissuto sulla mia pelle e sono consapevole che i suggerimenti descritti non sono esaustivi. Ma essere consapevoli di lavorare in un ambiente tossico, o peggio, di essere vittime di un gaslighter è già molto. Un primo passo da cui partire. Per sé stessi, in primis.