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COME (l’effetto) BATMAN ci rende PERSONE MIGLIORI

È sorprendente l’essere umano. E’ sufficiente che trascorra pochi minuti fianco a fianco con un super eroe perché diventi più consapevole e altruista.

Per quanto stravagante, è l’esperimento condotto in un vagone della metro, dal team di ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Un tizio, travestito da Batman, è rimasto immobile all’interno del vagone, e solo questo ha fatto sì che i pendolari cambiassero atteggiamento.

I risultati di questo studio, pubblicato sulla rivista npj Mental Health Research, hanno infatti dimostrato quanto il potere di introdurre qualcosa di insolito nelle situazioni sociali sia capace di indurre le persone a sospendere il pilota automatico mentale (utile ad affrontare la monotonia della vita quotidiana) e diventare più attente a ciò che succede loro intorno.

Tra i comportamenti testati, la presenza di Batman, ha fatto lievitare il numero di persone che cedevano il posto a una donna incinta . Nel corso di 138 viaggi in metropolitana, i ricercatori hanno scoperto che il 67,1% dei passeggeri che vedevano “Batman” in piedi vicino alla donna incinta, le cedevano il posto, rispetto al 37,66% nell’esperimento di controllo. Mentre il 44% di coloro che hanno offerto il proprio posto nella condizione sperimentale ha dichiarato di non aver visto Batman. Questo suggerisce che gli eventi inaspettati possono promuovere la prosocialità, l’atto di aiutare gli altri, anche in assenza di consapevolezza, con implicazioni per l’incoraggiamento della gentilezza in contesti pubblici.

I ricercatori lo chiamano “effetto Batman“, suggerendo che potrebbe essere in gioco una forma di consapevolezza “involontaria” . Notare questi sottili segnali sociali sembra modificare le tipiche reazioni automatiche delle persone.

Diamo per scontato che la nostra capacità di altruismo sia immutabile. Ma la vista di un supereroe – o un semplice cambiamento di routine – può aumentarla.

A questo si riallaccia un precedente studio su Batman, del 2017, in cui i bambini persistevano più a lungo nei compiti noiosi quando si definivano supereroi in terza persona. Invece di pensare “Io posso farcela“, pensavano “Dora l’esploratrice può farcela” o “Batman può farcela“. I ricercatori hanno soprannominato questo fenomeno “effetto Batman”. In questo caso, adottare una prospettiva in terza persona può dare ai bambini la distanza necessaria per continuare a impegnarsi, aiutandosi a regolarsi e a non sentirsi sopraffatti.

In entrambi gli studi su “Batman”, segnali apparentemente sottili hanno avuto effetti significativi.

EFFETTO PRIMING

Questi studi indicano l’importanza del priming: l’ambiente, il contesto in cui ci troviamo, invia costantemente segnali che attivano parti diverse della nostra identità. Vedere Batman ci ricorda l’eroismo, non solo in astratto. Può effettivamente prepararci ad agire in modo più eroico. Il costume da supereroe funge da spinta visiva, tirandoci fuori dalla nostra modalità predefinita e portandoci in uno stato più generoso e attento.

Allo stesso modo, quando i bambini usano il dialogo interiore in terza persona con un nome da supereroe, creano una distanza psicologica dalla loro frustrazione immediata. “Batman sa fare cose difficili” sembra meno scoraggiante di “Devo fare questa cosa difficile“. Stanno prendendo in prestito la forza di un’identità più grande del loro sé attuale, in difficoltà.

Queste ricerche sono efficaci perché spesso diamo per scontato che grandi cambiamenti richiedano grandi interventi. Invece, potremmo aver bisogno di spostare la nostra attenzione e riconoscere che anche i più piccoli cambiamenti nei nostri schemi di pensiero o nel nostro modo di parlare possono influenzare profondamente il comportamento che, a sua volta, influenza il pensiero, creando un circolo virtuoso.

COME USARE l’effetto Batman

Progetta il tuo ambiente. Proprio come Batman nella metropolitana, mettere sulla scrivania la foto di qualcuno verso cui si prova ammirazione può stimolare la concentrazione. L’immagine di una persona calma e concentrata potrebbe aiutare a rimanere con i piedi per terra nei momenti di stress. Pur non essendo consapevoli, lo spunto visivo agisce in sottofondo.

Usa un dialogo interiore da “supereroe” per affrontare i compiti difficili. Quando ci si trova ad affrontare qualcosa di scoraggiante, provare l’approccio in terza persona può essere di aiuto. Invece di dire “Sono sopraffatto“, chiedersi “Come [qualcuno che ammiro] affronterebbe questa sfida?“. Questo crea una distanza cognitiva dallo stress e permette di accedere a una parte di sè più intraprendente.

Cambia una piccola routine per uscire dal pilota automatico. Cambiare il percorso della passeggiata mattutina, sedersi su una sedia diversa per lavorare o modificare l’ordine di una routine consolidata può far uscire dal pilota automatico. Queste micro-interruzioni ci rendono più ricettivi verso il mondo e le persone che ci circondano.

CONCLUSIONI

Modificando impercettibilmente il nostro ambiente o il nostro modo di parlare, possiamo modificare quelli che sembrano aspetti fissi di noi stessi. Non siamo così bloccati come pensiamo. La nostra capacità di altruismo, pazienza, concentrazione e perseveranza è malleabile, influenzata da forze semplici come un costume in metropolitana o il modo in cui formuliamo un pensiero.

Il mondo è pieno di Batman invisibili che ci spingono a dare il meglio di noi. La domanda è: “quale piccolo spunto posso introdurre nella mia vita per attivare l’eroe che è in me”? Potrebbe essere semplice come cambiare il modo in cui ti parli quando le cose si fanno difficili, o mettere un promemoria visivo sulla scrivania di chi vuoi essere.

Male che vada, non succede nulla!

RENDI UMANO il BRAND, per CONNETTERTI con i tuoi CLIENTI

Ci siamo affezionati a Bibendum, a Topo Gigio, a Siri ed Alexa… perché gli oggetti resi umani, attirano così tanto la nostra attenzione?

Dare tratti umani a oggetti inanimati è un’ottima strategia per connettersi con i consumatori, nonché uno dei segreti del successo di un brand. E anche se difficilmente ne siamo consci, è un comportamento che mettiamo in atto, autonomamente, fin da bambini.

Sto parlando dell’antropomorfismo, la scienza che spiega come e perchè abbiamo la necessità di umanizzare gli oggetti inanimati. Un comportamento innato espresso fin dall’infanzia quando attribuiamo personalità a bambole, camion e giocattoli in genere.  Anche la vita adulta ne è piena: i porti sono affollati di barche dal nome di persone, così i disastri naturali, dagli uragani, ai terremoti.

CHATBOT UMANIZZATI

L’antropomorfismo è così efficace che lo si è portato a livelli estremi soprattutto nel business, unitamente all’I.A: un esempio sono i Chatbot avanzati, come Siri di Apple, Alexa di Amazon e Cortana di Microsoft. Grazie all’immediatezza delle loro interfacce, è plausibile che i clienti spendano sempre più tempo impegnati in conversazioni con l’AI di quel brand che con qualsiasi altra entità, inclusi i dipendenti dell’azienda.

Se il trend rimane tale, Siri, Alexa e Cortana, e le loro relative “personalità”, potrebbero diventare più famose delle società che le hanno originate. Ognuno con proprie caratteristiche e personalità.

Alexa è sicura di sé e premurosa: non risponde ironicamente quando viene usato del linguaggio scurrile e non ricorre allo slang. Siri è sfacciata e brillante. A una domanda circa il significato della vita, potrebbe rispondere: “Trovo strano che tu lo chieda a un oggetto inanimato”. Siri può diventare gelosa, soprattutto quando gli utenti la confondono con un altro sistema di ricerca vocale. Quando qualcuno incorre in questo errore, la sua risposta è piccante: “Perché non chiedi ad Alexa di fare quella chiamata per te?”. Questo stile è in linea con il marchio Apple, che ha da tempo sposato l’individualità come valore vincente, in contrapposizione al conformismo. E infatti, ha dotato Siri di una personalità riconoscibilissima che ricorda più una persona che un prodotto.

GIOCO D’AZZARDO

L’antropomorfismo ha trovato campo fertile anche nel campo del gioco d’azzardo: è dimostrato che riconoscere alle slot machine dei casinò proprietà simili a quelle umane, aumenta l’attitudine a interagire con queste, promuovendo una condotta di gioco più rischiosa.

La tendenza ad antropomorfizzare le cose inanimate, cioè trattarle come se fossero persone, rappresenta un meccanismo che si è sviluppato per aiutarci a sopravvivere in un mondo imprevedibile, ma che allo stesso tempo può mandarci in confusione e renderci maggiormente vulnerabili.

Non solo antropomorfizzare le slot alimenta il desiderio di giocare, indipendentemente dal fatto di farlo con soldi veri, ma aumenta l’eccitazione emotiva che porta a giocare con maggiori perdite e più tempo in generale. Le persone sono più inclini a giocare quando hanno a che fare con una mente “simile alla loro”, e non quando si trovano semplicemente di fronte a una macchina che opera meccanicamente e matematicamente.

Dietro la tendenza ad antropomorfizzare, si nascondono alcune insidie: l’antropomorfizzazione, infatti, potrebbe guidare il nostro modo di agire in maniera errata. Di fronte a slot machine con tratti antropomorfi le persone timide mostrano più diffidenza e quelle con più fiducia in se stesse, dimostrano la tendenza a perdere completamente il senso della casualità intrinseca nel gioco. I giocatori più sicuri potrebbero percio’ essere facilmente raggirati, cadendo nella trappola di illusoria umanità della macchina.

Un fenomeno simile si riscontra nei mercati azionari: gli andamenti dell’economia virtuale vengono spesso descritti con tratti antropomorfi finendo per creare false credenze. In definitiva, se da una parte la tendenza ad antropomorfizzare e’ positiva e ci aiuta ad affrontare l’imprevedibilita’ del mondo, è vero anche che abusarne può significare discostarsi troppo dalla realtà: se una macchina ci fa “l’occhiolino”, è meglio non credergli del tutto. Rischieremmo di trovarci con il portafoglio vuoto.