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LEGITTIMA DIFESA o LICENZA di UCCIDERE?

Ci sono storie capaci di tormentarti, forti di domande a cui difficilmente è possibile dare risposte secche. Anche se ti soffermi a pensarci. Ed è una di queste che voglio raccontare, perché seppur in toni diversi, a che fare con le persone, con il lavoro e i comportamenti. Il focus della mia newsletter del mercoledì.

Forse avrete sentito parlare di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour (nel cuneese dove vivo) condannato a 17 anni di carcere per omicidio volontario per aver ucciso due dei tre rapinatori che il 28 aprile 2021 assalirono la sua gioielleria.

CRONACA

Il giorno della rapina, alle 18,30, tre uomini con cappellino e mascherina chirurgica si presentarono in gioielleria. Dietro al bancone, la moglie e una delle figlie di Roggero. I tre si finsero interessati a un acquisto costoso, ma quando le donne aprirono le teche dei gioielli, le minacciarono con una pistola (che si rivelerà poi un’arma giocattolo).

Roggero era nel laboratorio dietro il negozio: allertato dalle grida delle donne, uscì con la sua pistola e colpì a morte due dei tre rapinatori. Il terzo, inizialmente, riuscì a fuggire, ma venne rintracciato nella notte nell’ospedale di un paese vicino, con una ferita alla gamba.

Questa la versione spicciola. Quella che alcuni preferiscono raccontare. Quella della legittima difesa.

Poi c’è la versione documentata dalle telecamere che mostra una storia differente. Roggero che, con un colpo alla schiena ammazza in negozio, il primo rapinatore, poi si mette all’inseguimento, in strada, sparando e uccidendo il secondo ladro e ferendo il terzo.

Questa è l’altra versione, quella della licenza di uccidere.

IL PASSATO

Quella del 2021 è la seconda rapina alla gioielleria. La prima, avvenuta nel 2015, aveva visto i rapinatori picchiare una delle figlie di Roggero, portandola a lasciare il lavoro in gioielleria e aprire un bed and breakfast.

LA DOMANDA

Premessa: non mi interessa appurare chi ha torto o ragione, e nemmeno entrare nelle polemiche politiche che inevitabilmente una vicenda come questa innesca. Ciò che vorrei è aprire un confronto con voi lettori e vi chiedo (anche non legata a questa vicenda): la difesa è sempre legittima?

Personalmente, sono dell’avviso, citando Marco Aurelio che “il miglior modo di vendicarsi d’una ingiuria è il non rassomigliare a chi l’ha fatta”. So che in alcune situazioni occorre trovarsi per giudicare, ma siamo davvero sicuri sia cosi?

RIFLESSIONI SPARSE

Per chi, come me, si occupa di comportamenti, non è possibile dimenticare che in qualche modo tutte le vittime dei malviventi sono turbate dalla violazione della propria casa perché è vissuta come una violazione della propria intimità. Ci sono persone, vittime di furti, che hanno difficoltà ad addormentarsi per mesi e vivono una sensazione di disgusto all’idea che degli estranei abbiano frugato tra le loro cose.

Chi si trova faccia a faccia con un ladro o ne vive semplicemente le conseguenze, spesso sviluppa le sintomatologie del disturbo post traumatico da stress. Non esiste però alcun modo rigoroso di accertare quale fosse la condizione di un individuo nel momento in cui ha subito un’aggressione, né di valutare se le sue reazioni possano aver avuto un nesso con lo stato d’animo in cui si trovava.

Le persone vanno riconosciute nella loro esperienza personale. Se un soggetto è stato vittima di diverse rapine sarà più predisposto a reagire in modo eccessivo quando sorprenderà il ladro in flagrante. Quella reazione, legata a una storia pregressa di esasperazione, potrebbe trasformarsi in tragedia, aggravata dal peso di dover elaborare l’omicidio di un altro uomo per tutta la vita.

La licenza di uccidere funziona solo nei film, occorre dirlo. Nella vita reale togliere la vita a una persona porta con sé una serie di traumi tanto gravi da richiedere anni di terapia per tornare alla normalità.

Anche se, in Roggero, soprannominato il pistolero, questa presa di coscienza pare mancare. Pentimento e rammarico latitano. Pare chiuso sul torto subito, sui danni che gli sono stati arrecati e meno in quelli generati. La morte, quella che ha inflitto, pare più una normale conseguenza. “Se la sono cercata”…

Insomma, non c’è una sola risposta. E più che schierarmi, ho necessità di comprendere. Aiutatemi a vedere il contesto da angolature diverse.