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OVUNQUE VAI è SEMPRE e SOLO NATALE… Le mie CONTRADDIZIONI nel GIORNO più BUONO dell’ANNO

Del Natale amo i colori. Il freddo che si posa sulla neve regalando arcobaleni di fantasia impossibili da descrivere a parole.

Del Natale non amo il conformismo. I regali obbligati, gli auguri forzati. La falsa retorica che ci vuole tutti più buoni… la competizione a strafare. La manipolazione per convincere.

Amo del Natale i colori. Non molto di più. Eppure non posso esimermi. Ovunque vai è sempre e solo Natale.

Così nel tempo ho imparato a conviverci. E fra il pauperista e il lussuoso, scelgo, incoerentemente, il secondo. Quello dell’overdose di traffico e auguri. Forse poco morale, ma assolutamente ipocritamente sincero. In fondo, non faccio altro che seguire i precetti di San Francesco che esortava ogni cristiano a essere in questa occasione «largo e munifico». Anche i Re Magi portarono in dono al Bambin Gesù oro, incenso e mirra, non strofinacci equo-solidali, false speranze, o miti illusioni…

Il Natale pauperista lo lascio agli emuli di Giuda: è proprio l’apostolo traditore a mettersi a tuonare contro gli sprechi (per chi non è avvezzo al Vangelo ecco il riferimento: Giovanni 12,4). E a tutti coloro che in economia zoppicano perché ignorano come il lusso sia un formidabile volano occupazionale: il superfluo è indispensabile a tanti lavoratori, smettere di regalare cravatte, guanti, orecchini e libri significherebbe far crollare comparti produttivi a forte impiego di manodopera specializzata.

E poi di cosa vivrebbero? Di prediche moralistiche?

Dunque, non riuscendo a fuggire, scelgo il Natale consumista, ma potendo non scegliere rinuncerei anche a questi aggettivi che, in effetti, deve ammetterlo perfino una collezionista di libri come me, un certo oscuramento del messaggio originale lo segnala: gli uomini sono fatti così, il benessere li distrae da Dio a cui invece ritornano nel momento del bisogno. Non per nulla il neuromarketing si fa mito. Un Natale senza aggettivi (perché Natale è di per sé un aggettivo) è possibile, mi chiedo?

Vorrei un Natale capace di far tacere ideologie e polemiche. Un Natale di quando si era bambini: il momento dello stupore e della sincerità. Con se stessi. E con tutti gli altri. Buon Natale, ognuno a proprio modo.

E’ ANDATA a FINIRE che TUTTI quei REGALI non ERANO per ME… Le ASPETTATIVE TRADITE

Aspettative… come a ogni fine anno abbiamo bisogno di crearne di nuove. O meglio è la nostra mente ad esigerlo.

Un recente studio pubblicato su “Nature Communications”  ha dimostrato in che modo il nostro cervello gestisce le aspettative su ciò che sta per accadere e il loro continuo aggiornamento, se vengono disattese.

La mente infatti costruisce continuamente aspettative su ciò che sta per sperimentare. E continuamente deve rivedere queste aspettative, per formarne di nuove. Il team di ricerca della Northwestern University ha individuato le aree cerebrali in cui sono codificati tutti questi meccanismi. In sintesi, il mesencefalo, una parte del tronco encefalico, risponde alla sorpresa, e la corteccia orbitofrontale aggiorna l’informazione.

“L’aggiornamento delle aspettative si ripete continuamente nella nostra vita quotidiana; può succedere per esempio di portare nostro figlio al parco pensando di farlo giocare su un prato verde e di scoprire che è ridotto a una distesa di fango: così registriamo l’informazione e la utilizziamo come aspettativa per il giorno seguente”, ha spiegato Thorsten Kahnt, autore dello studio. “Ogni qualvolta non c’è corrispondenza tra ciò che ci aspettiamo di sperimentare e ciò che sperimentiamo effettivamente, il nostro cervello deve registrare l’errore e aggiornare le proprie aspettative: questi cambiamenti sono fondamentali per prendere decisioni e ora sappiamo dove tutti questi processi si svolgono all’interno del cervello”.

LA SPERIMENTAZIONE

Nel corso della sperimentazione, gli autori hanno mostrato a un gruppo di volontari le immagini di alcuni cibi dolci e salati associando un odore a ciascuna pietanza. Dopo una serie di associazioni corrette, i partecipanti venivano sorpresi da un’immagine non corrispondente all’odore: per esempio, la fotografia di una bistecca mentre sentivano un odore di caramello. Durante il test, gli autori hanno sottoposto i volontari a scansioni di risonanza magnetica funzionale, una tecnica che consente di evidenziare le aree cerebrali che si attivano mentre il soggetto è impegnato in un compito.

I dati hanno mostrato che quando i volontari venivano sorpresi da un odore inatteso, s’incrementava l’attività dei neuroni all’interno del mesencefalo. Inoltre, le scansioni di risonanza hanno mostrato che l’attività della corteccia orbitofrontale codificava l’identità dell’odore atteso nel momento stesso in cui veniva presentato lo stimolo visivo.

L’aspettativa disattesa ci pone in una condizione di frustrazione, se non trova ordine nel caso dell’esperienza. Proprio come avviene nella vignetta dell’alberello di Natale. Saperlo, non cambierà l’ordine delle cose ma ci tranquillizzerà, in fondo si tratta “solo” di pensarne di nuove.

COME fare il REGALO PERFETTO? Ce lo dice l’ECONOMIA COMPORTAMENTALE

Qualsiasi cosa farete trovare sotto l’albero, non sarà il regalo ottimale. A meno che non siano soldi.

A dirlo gli economisti comportamentali che, come ogni anno, consigliano di optare per i soldi anziché per doni insensati per la semplice ragione che ricevere banconote permette di acquistare esattamente ciò che si vuole al giusto prezzo.

Difficile dar loro totalmente torto soprattutto quando aperto il pacco ci si trova per le mani l’ennesimo foulard dai colori improbabili o un irritante maglione di lana riesumato da qualche fondo di magazzino.

Se agissimo come perfetti agenti razionali che non siamo, dovremmo regalare e voler ricevere denaro. A supporto gli studi dei ricercatori della Stockholm School of Economics, dove in ‘Conspicuous Generosity‘ (Generosità cospicua) stilano un elenco di ragioni per le quali è meglio scartare banconote, a Natale, piuttosto che regali.

L’acquisto dei regali comporta necessariamente dei rischi: il destinatario potrebbe non gradire il presente e, di conseguenza, il mancato piacere porterebbe all’annullamento del valore del dono; la valuta contante, al contrario, consente di acquistare esattamente ciò che si desidera.

Waldfogel, professore di economia applicata alla Carlson School of Management, ha dimostrato che la somma che vorrebbero ricevere le persone al posto dei regali è inferiore rispetto al valore di uno qualsiasi tra i regali ricevuti.

Il discorso, in soldoni, non fa una piega.

Eppure milioni di persone preferiscono spendere i loro soldi nell’irrazionale paradosso del regalo perfetto e, nella maggior parte dei casi “poco utile”.

Il denaro viene associato a valori negativi, spiegano i ricercatori dell’Università svedese: la presenza di denaro spinge di fatto le persone a comportarsi in maniera sconsiderata. Gli individui sono più generosi quando hanno la possibilità di offrire solo il proprio tempo, piuttosto che l’opportunità di donare denaro.

I regali sono la manifestazione d’affetto nei confronti del prossimo e questo spiega il perché, quasi universalmente, i regali di Natale che richiedono tempo e sforzo siano più graditi rispetto a quelli molto costosi.

Tutti i regali rivelano qualcosa di ciò che colui che dona pensa rispetto al destinatario e sono la manifestazione tangibile della comprensione. Il regalo perfetto è ciò che il destinatario realmente desidera, gradisce ed apprezza e che magari non si comprerebbe mai da solo. Alla fine il dono giusto rimane, a dispetto dell’utopica razionalità, quello fatto con il cuore.

CHRISTMAS BLUES: NON TUTTI A NATALE SONO FELICI…

E’ il tempo dei sorrisi. E’ il tempo della tristezza.

E’ il tempo degli abbracci. E’ il tempo dell’abbandono.

E’ il tempo della compagnia. E’ il tempo della solitudine.

E’ il Natale, sinonimo di festa e di allegria, di obblighi, di cinismo, di isolamento forzato, cercato, fors’anche subito.

Per qualcuno è facile abbandonarsi alla festa, al divertimento tutto eccessi, per qualcuno il monologo ricorrente del rifiuto, del conformismo mette di malumore, e l’abito della tristezza pare l’unica veste che possa indossare.

Lo chiamano, gli americani, Christmas Blues, il leit motiv natalizio, di chi proiettato nei propri guai, nei pensieri negativi, fa fatica a rincorrere il sorriso.

LA MALINCONIA DEL NATALE SI CHIAMA CHRISTMAS BLUES

Ogni giorno la scienza ci dice che sono all’incirca 3 mila i pensieri negativi che ci passano per la mente, e lo stare lontano dal lavoro e dalle diverse frenetiche attività rende più difficile cadere nelle malinconie che abitano la nostra anima. A cui si aggiungono il sole che si fa meno pretenzioso e il clima rigido.

Spesso però l’anticonformismo di chi odia il Natale, è diventano così frequente da fare a botte con chi non perde occasione di raccontare di feste e balli a cui non ha mancato con la diligenza del perfetto soldatino. La giusta misura è sempre quella che sta nel mezzo.

Gli scienziati quando parlano di Christmas Blues, stentano a darne definizione univoca. Per alcuni dipende dalla chimica: alla serotonina che fa le bizze diminuendo, si assocerebbe l’aumento della melatonina, che va ad influenzare i ritmi biologici del sonno e della fame.

Forse, per vincerla sul Christmas Blues basterebbero un po’ più di empatia, sincerità e attenzione al prossimo. La risata si sa è contagiosa e costa poco. Non lesinatela mai, soprattutto nelle tempo delle feste natalizie!

QUALI ABILI NEGOZIATORI sono i BAMBINI (soprattutto a NATALE)

Negoziare è un’arte che i bambini esercitano con implacabile e naturale maestria, come dimostrano gli innumerevoli regali che riescono, con facilità disarmante, ad accumulare sotto l’albero. Ogni Natale.

I bimbi sono negoziatori nati, abili a mettere inconsapevolmente in atto alcune tecniche negoziali estremamente efficaci e, allo stesso tempo, sorprendentemente semplici ma che tendiamo, da adulti, a complicare e rendere innocue.

a. I bimbi non smettono mai di fare domande
Una delle tattiche più utili in una negoziazione di successo è fare domande ogni volta che non si sa o non si capisce. Da “grandi” tendiamo a perdere questa abilità nel timore di sembrare impreparati o incompetenti. Spesso, di fronte a un termine che non conosciamo invece di chiedere delucidazioni, annuiamo, celando il nostro non sapere dietro un apparente sorriso di saggezza.

b. I bimbi non smettono mai di chiedere
Non si fanno molti problemi a palesare ciò che vogliono. Che si tratti di un gioco, attenzioni o la favola della buonanotte. Insomma, di fronte a necessità e desideri i bimbi semplicemente chiedono. Da adulti, perdiamo tale la capacità. In una trattativa negoziale (e così a casa, sul lavoro e con gli amici) anziché chiedere, ricorriamo a inutili sotterfugi, nascondendo le nostre necessità, non facilitando la comprensione alla controparte di ciò di cui realmente abbiamo bisogno. Crediamo, erroneamente, che l’altro possa leggerci nel pensiero.

c. I bimbi non amano il “no” come risposta
Trattano il “no” come l’inizio e non la fine di una trattativa. La loro tendenza è infatti insistere affinchè la risposta cambi a loro vantaggio e nel caso non ci riescano, lotteranno a suon di “perché no?” fino a che la spiegazione non sarà soddisfacente a sostenere il mancato soddisfacimento del bisogno. Attenti dunque a fornire una risposta più che esaustiva e solo così le vostre proposte massimizzeranno i vostri risultati (non solo con i figli).

d. I bimbi sono sensibili alle punizioni
E sono abilissimi a influenzare i comportamenti degli adulti in modo da ottenere una dilazione o uno sconto. Immagino abbiate ben presente l’ultima volta che le urla apocalittiche di vostro figlio vi hanno spinto a sospendere una punizione pur di trovare un po’ di pace…
Ovviamente da adulti non possiamo buttarci a terra disperati di fronte al “no” del capo, ma spesso nelle negoziazioni di tipo commerciale, si ha più la tendenza a proporre la carota anzichè il bastone: ma il bastone rappresenta il costo, per entrambe le parti, del mancato accordo.

e. I bimbi sono esperti nello smascherare i bluff
Sono bravissimi a capire quando le minacce di un adulto non sono veritiere. “Se lo fai un’altra volta, non ti porto più al parco”. Se una minaccia è utilizzata regolarmente ed altrettanto regolarmente non viene eseguita, perde il suo potere, e voi perderete di credibilità e autorevolezza. Per lungo tempo.

Ecco perchè, mediando dal primo assioma della comunicazione, possiamo tranquillamente dire che non si può non negoziare.

DENARO o REGALI? COSA METTERE sotto l’ALBERO?

Gli economisti sconsigliano di far trovare doni sotto l’albero, a Natale, in quanto abitudine (teoricamente) insensata e poco razionale.

Difficile dar loro totalmente torto soprattutto quando aperto il pacco ci si trova per le mani l’ennesimo foulard dai colori improbabili o un irritante maglione di lana riesumato da qualche fondo di magazzino.

Se agissimo come perfetti agenti razionali che non siamo, dovremmo regalare e voler ricevere denaro. A supporto gli studi di T. Ellingsen e M. Johannesson della Stockholm School of Economics, dove in ‘Conspicuous Generosity‘ (Generosità cospicua) stilano un elenco di ragioni per le quali è meglio scartare banconote, a Natale, piuttosto che regali.

L’acquisto dei regali comporta necessariamente dei rischi: il destinatario potrebbe non gradire il presente e, di conseguenza, il mancato piacere porterebbe all’annullamento del valore del dono; la valuta contante, al contrario, consente di acquistare esattamente ciò che si desidera.

Waldfogel, professore di economia applicata alla Carlson School of Management (Università del Minnesota), ha dimostrato che la somma che vorrebbero ricevere le persone al posto dei regali è inferiore rispetto al valore di uno qualsiasi tra i regali ricevuti.

Il discorso, in soldoni, non fa una piega.

Eppure milioni di persone preferiscono spendere i loro soldi nell’irrazionale paradosso del regalo perfetto e, nella maggior parte dei casi “poco utile”.

Il denaro viene associato a valori negativi, spiegano i ricercatori dell’Università svedese: la presenza di denaro spinge di fatto le persone a comportarsi in maniera sconsiderata. Gli individui sono più generosi quando hanno la possibilità di offrire solo il proprio tempo, piuttosto che l’opportunità di donare denaro.

I regali sono la manifestazione d’affetto nei confronti del prossimo e questo spiega il perché, quasi universalmente, i regali di Natale che richiedono tempo e sforzo siano più graditi rispetto a quelli molto costosi.

Tutti i regali rivelano qualcosa di ciò che colui che dona pensa rispetto al destinatario e sono la manifestazione tangibile della comprensione. Il regalo perfetto è ciò che il destinatario realmente desidera, gradisce ed apprezza e che magari non si comprerebbe mai da solo. Alla fine il dono giusto rimane, a dispetto dell’utopica razionalità, quello fatto con il cuore.