MADMAN THEORY, la STRATEGIA del PAZZO in POLITICA e in AZIENDA
C’è chi evita con tutte le proprie forze l’imprevedibilità e chi invece la usa consapevolmente per influenzare e manipolare la politica interna ed esterna di un Paese. O di un’organizzazione.
Si tratta di strategia. Tutt’altro che nuova. Dove minacce estreme, cambi di rotta (politici) improvvisi e una comunicazione confusa, vengono usati per confondere gli avversari (collaboratori, stakeholders e shareholders) e aumentare l’influenza di chi la attua.
Ecco a voi la Madman Theory o Teoria del pazzo.
Strategia che torna ciclicamente a far parlare di sé, non solo nelle analisi di politologi e analisti politici ma attraverso comportamenti irrazionali, rotture di schemi, minacce estemporanee seguite da fatti che le smentiscono, mascheramento delle reali intenzioni dietro azioni non convenzionali, dichiarazioni assurde e provocazioni incendiarie di personaggi di spicco, quali Vladimir Putin, Kim Jong-Un, Nikita Chruscev, Saddam Hussein, Muammar Gheddafi e Donald Trump.Solo per citarne alcuni.
O come sottolineano gli strateghi della Guerra Fredda Daniel Ellsberg e Thomas Schelling – “far intendere la possibilità a intraprendere azioni estreme può aiutare a influenzare le decisioni degli avversari, aumentando i timori di un’escalation”.
MADMAN THEORY: ORIGINI
La Madman theory ha radici storiche che risalgono a Machiavelli, ma è strettamente associata a Richard Nixon che, in qualità di presidente entrante, la applicò per spiegare il suo approccio nel tentativo di forzare la resa del Vietnam.
Frustrato dall’incapacità di ottenere risultati rapidi e certo che i suoi diretti avversari, Vietnam e Unione Sovietica, fossero sicuri della prevedibilità americana, decise di cambiare le regole del gioco. L’obiettivo era far credere ai leader nemici di essere disposto a tutto, persino a osare l’impensabile, utilizzare il nucleare, per ottenere ciò che voleva. Inseguendo la logica secondo cui un nemico che percepisce un leader instabile e irascibile, è più incline a cedere alle sue richieste piuttosto che rischiare un’escalation catastrofica.
GIOCO DEL POLLO E DILEMMA DEL PRIGIONIERO
La Madman Theory è strettamente legata al Chicken Game (Gioco del pollo), una variante del dilemma del prigioniero nella teoria dei giochi. Questo gioco prevede due giocatori che si sfidano in una situazione di confronto diretto, come guidando a tutta velocità l’uno verso l’altro su una strada. Ogni giocatore ha due scelte: sterzare (rinunciare) o mantenere la direzione (sfidare).
- Se entrambi sterzano, nessuno perde molto, ma la loro reputazione ne risente.
- Se uno sterza mentre l’altro continua, chi mantiene la rotta vince, mentre chi sterza subisce una sconfitta.
- Se nessuno sterza, entrambi si schiantano, subendo le conseguenze più gravi.
La Madman Theory si colloca in questo contesto: simulando irrazionalità, un giocatore può convincere l’altro che non sterzerà mai, forzandolo a cedere. Questo rende la minaccia più credibile e può portare a un vantaggio strategico. Tuttavia, il rischio è altissimo: se l’avversario non crede alla simulazione o decide comunque di sfidare, le conseguenze possono essere catastrofiche.
Il senso è semplice:
la credibilità di una minaccia è determinante per influenzare le decisioni dell’avversario. Se un leader appare disposto a rischiare tutto, pur di perseguire il suo scopo, le sue minacce diventano più convincenti.
PRO E CONTRO DELLA MADMAN THEORY
IMPREVEDIBILITA’. Il leader che appare irrazionale o disposto a tutto, costringe gli avversari a ripensare le proprie mosse: se non si può prevedere la reazione di una potenza militare, il rischio di una provocazione o di un’escalation diventa troppo alto. Questo influisce nelle risposte del nemico, portato a moderare le proprie azioni o ad accettare negoziati più vantaggiosi per la controparte, anche a fronte di compromessi per lui negativi.
Simulare imprevedibilità può ampliare lo spazio negoziale solo se gli avversari credono che certi limiti non esistano. Nixon, sperava che facendo credere di poter realmente ricorrere alle atomiche, il Vietnam si sarebbe affrettato a negoziare la pace alle condizioni favorevoli per gli Stati Uniti.
L’imprevedibilità funziona solo se è strategica, non progettata al momento.
EFFETTO SORPRESA E TIMORE DELL’IGNOTO. Sono strumenti di potere nella negoziazione, ma aumentano le possibilità di reazioni sproporzionate per paura, innescando un’escalation involontaria.
CREDIBILITA’. L’atteggiamento del folle funziona solo se eccezionale. Nixon appariva pericoloso agli avversari perché il sistema americano appariva controllato. Il suo comportamento apparentemente irregolare era eccezionale in un contesto di ordine burocratico. Se viene protratta nel lungo termine può diventare un boomerang. Non dimentichiamo che un leader che appare fuori controllo perde il sostegno e la stima popolare e degli alleati.
In breve, la teoria del folle, è un gioco d’azzardo ad alto rischio: può funzionare in casi eccezionali, ma il margine di errore è estremamente ridotto. E si può capire che funziona, se si soddisfano tre obiettivi:
– Disorientare gli avversari: costringendoli a prendere decisioni caute o a evitare il confronto diretto;
– Fare da leva negoziale: portare a credere di essere pronti a tutto, anche ad azioni estreme, per spingere gli avversari a fare concessioni;
– Ottenere un effetto deterrente: generare paura dell’irrazionalità può scoraggiare azioni aggressive contro un leader che viene visto come instabile.
LA MADMAN THEORY HA FUTURO?
La Madman Theoryè la strategia a cui è spesso ricorso Donald Trump in politica estera, come dimostrano le scelte imprevedibili e irrazionali, finalizzate alla destabilizzazione. Vedi la gestione dell’Iran e della Groenlandia dove sono state fatte minacce e promesse inconsistenti o pericolosamente provocatorie.
Nel caso iraniano, le pressioni, compresi gli attacchi militari, sono stati esercitati senza definire chiaramente dove l’escalation avrebbe portato.
Per la Groenlandia, le minacce coercitive rivolte all’alleato hanno solo messo a dura prova la NATO senza ottenere alcun rispetto. In nessun caso l’imprevedibilità si è tradotta in una leva finanziaria duratura. Al contrario, ha generato incertezza su obiettivi e limiti: di fronte alle minacce degli Stati Uniti sui dazi, l’India ha rafforzato i legami con la Cina, e la Russia ha interpretato l’ambiguo segnale di Trump sull’Ucraina come un via libera per proseguire la sua campagna per la conquista del Donbass.
Kim Jong-un, usa la minaccia nucleare, con i suoi test o i suoi proclami, per proteggere il suo regime e ottenere vantaggi economici.
Per rispondere alla domanda, la Madman Theoryè una strategia efficace solo in un contesto in cui viene sottovalutata in termini politici, contesto in cui è in grado di generare una prima risposta istintiva e dal ridotto margine di alternative.
In una comparazione benefici-svantaggi, è poco efficace e incontrollabile, con potenziali effetti collaterali tutt’altro che trascurabili. L’allontanamento del consenso popolare, i rischi primari di un’escalation associati alla sua messa in atto, la mancanza di un controllo preciso, la reputazione di un Capo di Stato che si riflette su una nazione, sono gli immediati fattori negativi attribuibili a questa strategia.
Contesti in cui può ancora avere uno scopo strategico, è invece l’ambiguità strategica degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan: è incerto se Washington interverrebbe militarmente in caso di attacco da parte di Pechino, scoraggiando l’immobilismo di una qualsiasi delle parti in causa in un’escalation automatica. Questa parte dell’approccio del folle rimane efficace. Ma ciò che non funziona più è la volatilità slegata da obiettivi chiari e limiti visibili.
La teoria del pazzoè stata concepita per un mondo rigido e regolato da regole. È meno efficace dove la politica odierna appare più caotica. In un mondo globalizzato, simulare irrazionalità può avere conseguenze pericolose. La volatilità dei mercati finanziari, la proliferazione di conflitti locali e l’instabilità globale rendono questa strategia una miccia potenzialmente esplosiva; sia in geopolitica, sia in economia.
In un editoriale pubblicato su Bloomberg, lo spunto per questo post, Andreas Kluth sottolinea come i risultati dell’applicazione della teoria del pazzo non siano stati esaltanti. Nel 1969 “nè i russi, nè i nordvietnamiti mossero un dito di fronte alle azioni provocatorie degli statunitensi”. Editoriale che vi invito a leggere se volete approfondire il tema.
CONCLUSIONE
Per quanto azzardata, la teoria del folle non si può limitare, a mio avviso, al solo ambito geopolitico. Ha molto a che fare con i comportamenti di alcuni leader di culture tossiche. Nelle organizzazioni, i rischi più impattanti riguardano la paura, l’incertezza e la mancata sicurezza. E a me ricorda molto alcuni tratti della madman strategy, con le dovute proporzioni.
Cosa ne pensate?
Riferimenti bibliografici
Andreas Kluth, Trump Plays Chicken With the Madman Theory, Bloomberg, 17 dicembre 2024
Roseanne McManus, The Limits of the Madman Theory. How Trump’s Unpredictability Could Hurt His Foreign Policy, Foreign Affairs, 24 gennaio 2025
La Madman Theory: da Machiavelli a Trump?, Ekonomia.it, 3 gennaio 2025
Roseanne W. McManus, Revisiting the Madman Theory: Evaluating the Impact of Different Forms of Perceived Madness in Coercive Bargaining, 13 settembre 2019, Security Studies, Vol 29,5, pp 976-1009
Joshua A. Schwartz, Madman or Mad Genius? The International Benefits and Domestic Costs of the Madman Strategy, Security Studies, Vol 32,2, 4 maggio 2023, pp 271 – 305
Pierre Hazan, Emmanuelle Hazan, Negoziare col diavolo. La verità sulla mediazione internazionale nei conflitti armati, Il Pellegrino, Roma 2025.
Gedi, Rivista italiana di geopolitica Limes, l’Ordine del caos, Vol 1 mensile 2025, p.39-121 parte I.












