Vuoi STIMOLARE il CONFRONTO? Usa il COME invece del PERCHE’
Abbiamo la tendenza a iniziare le domande con “perché”.
Perché hai fatto questo, perché sei in ritardo, perché non ci hai pensato prima…
Abitudine che nasce dalla prima infanzia, quando si impara a conoscere il mondo. A scuola, poi, gli insegnanti tentano di stimolare la nostra curiosità, incoraggiandoci a sviluppare resoconti più approfonditi sul perché le cose accadono. Al lavoro, ci chiediamo perché un progetto è fallito o ha avuto successo per capire come e dove possiamo migliorare.
Il creatore del Toyota Production System, Taiichi Ohno, sosteneva che porre la domanda perché cinque volte di seguito portava a comprendere la radice di un problema (ingegneristico). Ma quando si tratta del comportamento umano, è più produttivo porre domande che iniziano con come anziché con perché.
Pensiamo alla risposta che daremmo se ci venisse posta la domanda: Perché lavori in questa azienda?
Ora confrontiamola con quella che daremmo se la stessa domanda ci venisse posta in questo altro modo: Come sei arrivato a lavorare in questa azienda?
Le domande che iniziano con perché portano l’interlocutore a spiegare, giustificare razionalmente le motivazioni di una scelta. Lavoro in questa azienda perché … è vicina a casa, mi pagano bene, gli orari si adattano ai miei impegni, ecc…
Al contrario, le domande che iniziano con come spingono verso risposte più vaghe, che spesso includono informazioni cruciali su storia, processi sociali e decisionali e incertezza.
Come sei arrivato a lavorare come medico in un grande ospedale?
Quando ero adolescente ho dovuto assistere mia sorella costretta a letto per una lunga malattia. Questo mi ha avvicinato alla medicina. Così quando si è trattato di scegliere cosa studiare in università non ho avuto dubbi e via dicendo…
Questa è una tipica risposta a una domanda come: anni di storia, riferimenti a persone influenti, momenti chiave, riflessioni su emozioni e processi di pensiero.
Per fare un esempio più ampio, anziché chiedersi “perché le donne continuano a guadagnare meno degli uomini a parità di lavoro”? ci si può chiedere “come si perpetua il divario retributivo di genere nelle organizzazioni”?
Rispondere al come impone di prendere in considerazione un’ampia gamma di processi a livello individuale, organizzativo e sociale. Nessuno di questi è necessariamente facile, ma il primo passo per affrontare un problema è identificarne correttamente la causa. Le domande come hanno maggiori probabilità di rivelare una moltitudine di complessi processi sociali interagenti rispetto a chiedersi perché, che incoraggia una spiegazione unitaria e spesso semplicistica.
Affrontare una domanda come potrebbe richiedere maggiore approfondimento, ma permette una comprensione più profonda del comportamento individuale e collettivo e, di conseguenza, crea le condizioni per identificare nuove opportunità, precedentemente ignorate, per intervenire e agire il cambiamento.
Questo tipo di approccio può funzionare anche per problemi più ampi. Quando ci chiediamo: “Perché i decisori promulgano politiche che sanno produrranno danni ambientali?”, le risposte immediate che ci vengono in mente sono del tipo: “sono avidi, … pensano solo ai loro interessi, ecc”.
Ognuna di queste risposte può fornire però solo una parte di una spiegazione, soffocando la curiosità di trovare una soluzione e collocando il potere al di fuori della nostra portata, nelle mani dei politici, dei leader aziendali o di una tecnologia.
Che si tratti di vite individuali, processi organizzativi o problemi sociali significativi, porsi sistematicamente domande come può generare un maggiore senso di azione, soprattutto in assenza di risposte chiare.
Anziché chiedersi perché la povertà persista, possiamo chiederci come fa una società ricca come la nostra a permettere a milioni di persone di soffrire la fame?
Anche se problemi sociali su larga scala sembrano molto distanti da noi e impossibili da gestire, chiedersi come siano nati implica identificare i processi specifici che hanno portato alla loro comparsa e persistenza.
L’obiettivo è individuare leve, punti di vista, alternative precedentemente non identificate, opportunità per creare approcci nuovi e consequenziali, anziché fermarsi a un giudizio parziale che porta da nessuna parte.
Ovviamente, ci sono contesti per i quali è appropriato chiedersi perché. Ma ricorrere alle domande perché quando si tratta del comportamento umano tende a tradursi in prospettive semplicistiche e unitarie. Porre domande come ha maggiori probabilità di rivelare processi complessi e comprendere come funzionano aumenta le possibilità di trovare nuove soluzioni.
La prossima volta che vi troverete in una conversazione in cui le risposte sembrano troppo semplici e generiche, provate a chiedere come. Il confronto sarà molto più stimolante e giudizi e lamentele si spegneranno da sole!



