PUNIRE gli ALTRI è un PIACERE al quale è DIFFICILE SOTTRARSI

Punire gli altri ci genera piacere. Lo stesso piacere viscerale che si innesca dall’anticipazione di un guadagno monetario, dal sesso, nelle tossicodipendenze o nei peccati di gola. Punire gli altri ci genera piacere anche se non ci reca alcun vantaggio immediato o può rivelarsi addirittura più costoso della violazione stessa. 

A dirlo è il nostro cervello che deve fare i conti con l’attivazione di una specifica area del piacere, della gratificazione e della ricompensa: il corpo striato, ricco di neuroni dopaminergici e connesso al sistema limbico (la parte del cervello più antica e deputata anche al delicato compito di processare le emozioni).

Quasi nessuno riesce quindi a rinunciare al piacere di dare una lezione a chi non si comporta bene, costi quel che costi, venendo meno alla razionalità e alla massimizzazione della propria utilità. 

In alcuni casi siamo addirittura disposti a pagare di tasca nostra, pur di punire, per il bene comune, chi trasgredisce e far nostro il sollievo che questo atto regala.

A dimostrarlo esperimenti sotto tomografia ad emissione di positroni (Pet) che hanno mostrato un aumento del flusso del sangue e quindi una attività molto intensa a livello cerebrale, nell’area deputata ad anticipare la gratificazione implicata da una azione diretta a uno specifico obiettivo. 

Più è intensa l’attivazione, maggiore è la disponibilità ad accollarsi alti costi pur di punire chi ha tradito la nostra fiducia. L’esperimento ha mostrato una correlazione positiva fra il grado di attivazione del corpo striato e la quantità di euro che si è disposti a pagare per punire, e di riflesso il grado di soddisfazione derivato dalla punizione.

Pur attivandosi in modo altruistico, reagendo per punire chi tradisce la cooperazione e quindi per indurre il soggetto punito a cooperare di più con gli altri in futuro, il cervello non agisce però per nobili motivi e alti ideali, ma più per una propria egoistica gratificazione viscerale. 

Speriamo che i “capi” dittatoriali non diano ora la colpa dei loro poco etici modi di trattare i collaboratori al corpo striato; ma usino la scienza per chiedersi quale carenza affettiva, il piacere della punizione, va a colmare.

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